La forbice tra Nord e Sud Italia sempre più ampia. Il lavoro “vero” che spinge tanti, troppi giovani ancora ad emigrare. E le donne che continuano a pagare più di tutti la crisi, con salari più bassi, percentuali di disoccupazione alle stelle e discriminazioni di genere, che le costringono a subire soprusi, violenze fisiche e psicologiche, spesso in silenzio.

Tutto questo è stato al centro dell’incontro “Donne Lavoro Giovani, quali scenari in Campania?” organizzato da Cgil Campania e Sindacato Lavoratori Comunicazione dell’organizzazione sindacale regionale, che si è tenuto giovedì mattina all’hotel Aequa di Vico Equense. L’incontro è stato moderato da Maria Pia Rossignaud, direttore di Media Duemila e vicepresidente TuttiMedia, ed ha visto la partecipazione di rappresentanti sindacali, del mondo delle associazioni ed esperti.

“Le donne, in media, guadagnano il 23% in meno degli uomini. Spesso rinunciano ai contratti full time per esigenze familiari. E, negli ultimi anno, 200mila giovani laureati hanno deciso di andare via dalla Campania per trovare occupazione”. I numeri forniti da Alessandra Tommasini, segretaria regionale della SLC Cgil hanno introdotto i temi principali del dibattito. “Molte grosse aziende in stato di crisi – ha aggiunto la Tommasini – decidono di chiudere le sedi al Sud e delocalizzare al Nord, aumentando il divario economico e allargando la forbice occupazionale nord-sud. E a pagare sono soprattutto le donne, tra i 35 e i 45 anni”.

Le donne, però, sono anche vittime della violenza di genere. Così, il discorso ad ampio raggio si sposta su altre tematiche, grazie ad Ester Ricciardelli, psicologa e dirigente dell’Asl Napoli 1: “Tutto parte da quella che viene definita asimmetria di potere dell’uomo sulla donna, culturalmente ancora molto presente in Italia. Una condizione che emerge in tutti i campi. Le vittime di violenze, ad esempio, impiegano tempo per uscire, per denunciare, spesso pensando che sia normale quella condizione. Allo stesso modo, le donne non fanno carriera perché sono obbligate ad accudire figli o anziani”. L’estremo viene fuori da alcuni casi di soprusi familiari, con le donne – casalinghe, senza reddito e vittime – che subiscono in silenzio “una violenza anche di tipo economico, perché costrette ad elemosinare soldi dai mariti violenti, anche solo per la gestione familiare”. Ma con le esperienze degli sportelli ascolto “in molte arrivano in ospedale per farsi medicare, incontrano una psicologa e finalmente decidono di denunciare”.

Esperienze significanti arrivano da Scampia e da Patrizia Palumbo, presidente dell’associazione Dream Team Donne in Rete: “In realtà complicate come quella di Scampia, parliamo di educazione, diritti e legalità, di prevenzione e di educazione ai sentimenti, di lotta al voto di scambio e di riscatto. Anche con una squadra femminile di calcio, la Dream Team Arci Scampia, che racconta una bellissima storia di inclusione sociale e di rispetto delle regole”.

Realtà importanti, come l’associazione ArciDonna presieduta da Rosa Di Matteo da anni si batte “contro le mancate pari opportunità”. “Dal 1997 – è la sua esperienza – lo sportello antiviolenza accoglie 300 donne l’anno, circa 6mila finora. Numeri enormi, che fanno il paio con altre tristi statistiche: il 62% delle donne non ha un lavoro, percentuale che in alcuni quartieri di Napoli arriva fino al 90%. E in queste condizioni, il dato della violenza poi diventa enorme, con i casi di donne disoccupate e vittime che sono ben oltre la metà di quelli denunciati”.

“Ma la violenza di genere – è l’allarme lanciato da Giuseppe Spadaro, segretario generale Cgil Campania – è presente, e spesso taciuta, anche sul posto di lavoro, una doppia sconfitta per noi. Questo perché bisogna ancora combattere tutte le diseguaglianze, soprattutto nel mondo del lavoro: Nord e Sud, sì, ma anche uomo e donna. Disuguaglianza è anche meno possibilità di carriera, stipendio più basso, poche donne in ruoli di vertice. E anche lì disuguaglianze si allargano”. Più giovani e donne occupati possono rappresentare la svolta: “Qualche anno fa, i call center furono la novità e portarono decine di migliaia di posti di lavoro. Adesso il settore delle nuove tecnologie porta lavoro, ma nessuna azienda investe al Sud Italia”.

“Abbiamo chiuso un accordo con la Oracle University che permetterà a 240 giovani di frequentare un corso Java: i 50 più bravi avranno anche un’opportunità concreta di lavoro, mentre gli altri faranno un tirocinio”. Chiara Marciani, assessore regionale alle Pari opportunità e alla Formazione, spiega i passi in avanti fatti dalla Regione Campania, con atti concreti per coinvolgere i giovani e le donne: “Formazione e occupazione servono anche ad evitare la dispersione scolastica, ad esempio con il percorso duale. E poi abbiamo stretto un accordo con gli ordini professionali, con 17 milioni di euro per formare giovani professionisti”. Sulle donne, poi, pesa un dato triste: “Nel 2016, 2mila donne si sono licenziate dopo la gravidanza perché non riuscivano a sostenere i due impegni insieme, così abbiamo pensato a voucher per sostegno, con accordi territoriali di genere in ogni Ambito per fornire servizi concreti alle donne lavoratrici. Il Piano strategico pari opportunità, poi, conta su 26 milioni di euro, di cui 18 destinati all’imprenditoria femminile”.

Le conclusioni dell’incontro, poi, sono state affidate a Nino Baseotto, segretario nazionale della Cgil. Dopo un excursus sulla situazione politica in continuo divenire che “dimostra un analfabetismo istituzionale evidente”, si è concentrato sui programmi: “Nel contratto di governo M5S-Lega mancano due temi fondamentali: Mezzogiorno e Lavoro. Il Mezzogiorno rischia di essere un buco strategico, con l’idea di un’Italia a due velocità che non ha prospettive di crescita, con la disoccupazione giovanile tra 32-40%. Va risolto il nodo con la creazione nuovi posti di lavoro, per giovani e donne. Ma anche creando l’idea di qualità del lavoro, per la precarietà si paga due volte: prima chi la subisce e poi il Paese”. Infine, sulla disuguaglianza di genere, Baseotto è chiaro: “Nel lavoro e in famiglia si pagano le opportunità dispari che la società offre alle donne. E bisogna ribellarsi, soprattutto gli uomini: il silenzio è assenso, se una donna subisce soprusi sul posto di lavoro non bisogna girarsi dall’altra parte, altrimenti si è complici”.

SLC Cgil Campania