Non è semplicemente la ricerca e l’approdo di un nuovo modo di raccontare la quotidianità. Stiamo vivendo una rivoluzione che si riflette sulla nostra vita di tutti i giorni: finora ci siamo raccontati in un solo modo, a una dimensione, in collegamenti schiacciati, senza palcoscenico e con strumenti altrettanto piatti: telefono, tv, giornali, persino lettere o manifesti. Ora, invece la transmedialità (che in fieri c’era da sempre) la respiriamo e, quindi, ne siamo protagonisti. Perciò, nel racconto, occorre tener presente che esso va declinato nella transmedialità, che non è altro che la realtà a tutto tondo. Un ragionamento apparentemente complesso, ma con un approdo semplice.
“È solo una denominazione diversa della narrazione, attinta dalla modernità: quando si parla di Transmedia Storytelling, bisogna andare con la memoria all’indietro pensare al teatro medioevale, dove la scena era occupata, a parità di protagonismo, da una pluralità di attori e di vicende, collegate e non fra loro, interagendovi anche il pubblico. Così è oggi, laddove i media, tradizionali, new e social disegnano un intreccio comune, che potremmo definire Transmediatura”.
Così il sociologo della comunicazione Derrick de Kerckhove ha sintetizzato l’innovativo approccio, oggi dominante, approfondito dal seminario: “Transmedia Storytelling: Codifying, Creating, Spreading, Forecasting”, organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia (OTM), dall’Università ‘Sapienza’ di Roma e dalla rivista Media Duemila.
L’intento dell’incontro, come ha sottolineato nei suoi saluti il presidente dell’OTM, Franco Siddi, è stato quello di focalizzare l’evoluzione di un fenomeno che, intrecciando luoghi, soggetti, strumenti, declinati su differenti piattaforme, rappresenta un cambiamento, non solo tecnologico, ma anche umano, che diventerà sempre più preponderante negli anni a venire.
Il confronto fra l’accademia e chi testa questo trend della narrazione a tutto tondo, con mezzi tecnologici interattivi sia fra loro sia con l’uomo, ha dato vita ad una serie d’interventi, introdotti da Giovanni Ciofalo dell’Università ‘Sapienza’ di Roma e di Maria Pia Rossignaud, direttrice della rivista ‘Media Duemila’. Vi hanno preso parte, oltre a de Kerckhove, Silvia Leonzi (Università Sapienza), Max Giovagnoli (Transmedia producer), Stefano Epifani (Università Sapienza); Claudio Gentile (Transmedia project manager) e Nicoletta Iacobacci (Media Executive Strategist and PhD Researcher). Dai loro interventi, la declinazione anticipata dal titolo del seminario ha preso spessore, in una vera storytelling transmediale e trans-esperienziale.
Infine, sul versante di chi vive la rivoluzione transmediale, applicandola quotidianamente nel proprio ambito lavorativo, hanno testimoniato Giorgia Abeltino di Google (paradigmatica la sua descrizione dei molteplici schermi che scandiscono la giornata degli ‘evoluto-digitali’ – ormai una sempre crescente parte della popolazione -) e Luigi Colombo di Publitalia ’80 (che ha affrontato il tema, ancora in rodaggio, della transmedialità in pubblicità). Un seminario di successo, affollatissimo non solo dagli studenti dell’Università ‘Sapienza’, ma da un pubblico di addetti ai lavori, per esplorare gli orizzonti di una nuova maniera (transmediale, appunto) di raccontare il presente (ma anche il futuro e, perché no?, il passato).

Annamaria Barbato Ricci