All’evento YouTube On Stage – Il Gala, Marco Travaglio racconta l’esperienza de Il Fatto Quotidiano come esempio di come YouTube non sia un social network, ma uno spazio di contenuti di qualità e informazione. Il canale ha infatti registrato negli ultimi due anni una crescita significativa, sia nei formati brevi come gli Shorts sia in quelli lunghi, più vicini al linguaggio televisivo, come i discorsi del direttore.

Travaglio spiega di aver sempre sognato solo di scrivere su carta e di avere un rapporto difficile con il digitale: stampa tutto ciò che scrive, conserva un archivio fatto di ritagli cartacei e legge esclusivamente giornali stampati. Rifiuta la digitalizzazione perché ha una memoria fortemente visiva e teme di perdere il controllo senza il supporto fisico della carta. Usa un telefono molto semplice, per difendersi da app, notifiche e connessione continua, riconoscendo di essere forse “fatto nel modo sbagliato”.

Gli viene spesso detto che fa esattamente ciò che non bisognerebbe fare per stare sui social: non segue l’argomento del momento e non cerca la viralità, termine che associa più a una malattia che a un obiettivo. Eppure riconosce che anche chi è restio alle nuove tecnologie deve entrarci, perché questo sforzo gli sembra necessario anche di fronte ai tentativi di riscrivere la storia, dalle guerre a Tangentopoli e alle stragi. Pur sentendosi inadeguato al linguaggio e alla tecnica dei social, prova ad adattarsi. Racconta di aver fatto un solo tweet in vita sua, pubblicato da altri, e di non credere che in 280 caratteri si possa dire qualcosa di davvero profondo senza rischiare banalità o errori.

Per questo continua a preferire il giornale, che concede tempo per pensare, verificare e riflettere, evitando l’immediatezza superficiale dei social, dove ciò che si scrive resta per sempre.

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