Quattro anni dopo l’invasione russa, la pace in Ucraina non è a portata di mano e la guerra sembra destinata a durare, anche perché altre paiono le priorità di quello che doveva essere il ‘pacificatore in capo’: nel discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato martedì sera, davanti al Congresso riunito in sessione plenaria, Donald Trump cita per la prima volta l’Ucraina quando ha già parlato oltre un’ora e mezza; dice di stare lavorando “duramente” per chiudere il conflitto; ripete che, se ci fosse stato lui, l’invasione non sarebbe avvenuta; deplora la morte, ogni mese, di 25 mila soldati al fronte, senza specificare la fonte del dato. Ma non dà scadenze né prospettive: una nuova sessione negoziale Usa-Russia-Ucraina è prevista a marzo, ma non c’è una data.

Più che a una guerra che non riesce a fare finire, Trump dedica tempo a attenzione a una guerra che sta per (ri)cominciare, quella con l’Iran. “Dice di preferire la diplomazia, ma fa la lista dei motivi per attaccare l’Iran”, scrive il Wall Street Journal: s’impegna “a non permettere mai che Teheran abbia l’atomica”; e afferma che l’Iran “ha già sviluppato missili che possono minacciare – oltre che Israele, ndr – l’Europa e le nostre basi all’estero” e che “sta lavorando per costruire missili che presto potranno raggiungere gli Stati Uniti”. Un pessimo viatico per il terzo round di trattative Usa–Iran, oggi, a Ginevra, a fronte dello straordinario rafforzamento dell’apparato militare americano nell’area del Golfo e nel Mediterraneo.

Nell’anniversario dell’invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lancia un messaggio d’orgoglio: “La Russia non ha ancora vinto”, dice, confortato dalla presenza a Kiev dei leader dell’Ue. Un ottimismo condiviso dal WSJ, secondo cui “l’Ucraina sta dimostrando che la vittoria della Russia è tutt’altro che inevitabile”.

Invece, un’analisi di Euronews dice che l’Ucraina è ridotta allo stremo delle proprie risorse: “Oltre 80 mila persone risultano disperse e milioni di ucraini si affannano a sopravvivere senza riscaldamento ed elettricità a un inverno brutale ”. E i bombardamenti russi non danno tregua.

L’AI prova a mettere insieme i numeri della guerra, la cui affidabilità è però relativa, a cominciare dalle stime delle vittime – due milioni per parte – : per l’agenzia, “il più grosso conflitto in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale causa immense sofferenze alla popolazione civile e comporta sacrifici spaventosi per i soldati al fronte… Ma non ci sono segni che il conflitto possa cessare presto…”.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.