alt="Trump alla Casa Bianca"

C’è un filone di notizie che non s’inaridisce mai: è quello delle polemiche tra Donald Trump e i media. Da quando scese in lizza per la nomination repubblicana alla Casa Bianca – era la primavera del 2015 -, non c’è giorno che il magnate non abbia provocato la notizia, attaccando i media o subendone gli attacchi, in un crescendo finora ininterrotto man mano che otteneva la nomination, vinceva le elezioni, s’insediava alla Casa Bianca.

Ormai, i media, almeno quelli che lo criticano, sono #FakeNews. Ma forse la verità e che lui è #FakePresident.

Trump twitta: “Con tutte le sue false fonti anonime, la cronaca altamente distorta e anche fraudolenta, #Fake News sta distorcendo la democrazia nel nostro Paese!”. Stavolta, interviene a difesa del figlio Donald jr, che ha avuto incontri ‘pericolosi’ con emissari russi durante la campagna elettorale. Il presidente non nega i fatti, ma quasi contesta il diritto dei media di raccontarli e di ‘investigarli’ dal punto di vista giornalistico.

Fra le risposte dei media di questa settimana, colpisce la copertina di ‘People’, rivista non ostile, in linea di principio, allo showbizz di cui Trump è un’espressione. “Segreti e bugie”: questo il titolo di copertina del popolare quotidiano, secondo cui il magnate ora presidente “ha insegnato ai figli a giocare sporco e a vincere a qualsiasi costo”. Il rotocalco sostiene che “una spietata cultura di famiglia ha creato Don Jr., i suoi fratelli e la presidenza”.

Nella ricostruzione di People, Donald Jr. avrebbe fatto qualcosa di anomalo – e di sgradito al padre – quando ha ammesso qualche criticità nel suo comportamento nel Russiagate. La regola di famiglia, che il presidente persegue con determinazione, è di non scusarsi mai, qualunque cosa si faccia. Chi conosce la famiglia dice che i Trump, anche i figlio Jr ed Eric cui è ora affidato l’impero imprenditoriale, “sono guidati dal credo del padre della vittoria a tutti i costi e del non ammettere mai i propri errori”.

Anche quando i media li smascherano in modo palese. Tanto sono #FakeNews.

#FakePresident

Articolo precedenteCyber-Gang: criminalità giovanile in Rete
Articolo successivoENI in Angola: record in mezzo al mare
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.