Ogni rivoluzione porta con sé un sentimento ambivalente: da un lato l’entusiasmo per le nuove possibilità che apre, dall’altro il timore dell’ignoto e delle sue conseguenze. Tanto più quando a trasformarsi è il digitale: un elemento che per anni abbiamo creduto di padroneggiare e che oggi, tra intelligenza artificiale e algoritmi sempre più sofisticati, procede a una velocità tale da lasciare spesso interdetti. Quale futuro la tecnologia sta tracciando per noi? È stata questa la domanda al centro degli incontri pubblici che si sono svolti lo scorso martedì 12 maggio a Villa San Saverio, sede della Scuola Superiore di Catania, nell’ambito della quarta giornata dell’ottava edizione de Il giornalismo che verrà – Festival dell’informazione mediterranea, promosso dalla Fondazione Giornalismo Mediterraneo e dall’Università di Catania.
A partire da questo interrogativo si è sviluppata la riflessione di De Kerckhove, sociologo, direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia e già direttore del McLuhan Program presso l’Università di Toronto. «Quello a cui stiamo assistendo è una perdita di senso e di identità. Alcune funzioni cognitive che abbiamo sempre dato per scontate, la memoria, il ragionamento critico, perfino il nostro orientamento spaziale, stanno scomparendo perché tutto viene delegato alle macchine. Lasciamo persino che queste provino delle emozioni al posto nostro. Il rischio è di restare svuotati. Ma anche quello di aprire le porte a un’epoca nella quale lo stato di diritto viene messo in discussione».
A fargli eco è stata Claudia Cantale, sociologa e docente all’Università di Catania, che ha sottolineato come la relazione tra esseri umani e dispositivi tecnologici non possa più essere letta soltanto in termini strumentali: «Oggi siamo dati, metriche, assemblaggi. Non possiamo prescindere da relazioni con attori che non sono umani. Ma è un isolamento che per l’uomo è iniziato ben prima: quando nel Novecento i mezzi di comunicazione di massa sono penetrati nel suo vivere in società, trasformandolo progressivamente in una monade, in individui che, per sfuggire alla loro solitudine, cercano negli algoritmi un’alterità che li faccia sentire comodi».
In un quadro apparentemente segnato da rischi profondi, resta però centrale la responsabilità dell’uomo: lo stesso uomo che ha addestrato le macchine e che oggi è chiamato a non lasciarsi schiacciare dalla transizione tecnologica. È questa la prospettiva proposta da Maria Pia Rossignaud, direttrice di Media Duemila e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia: «L’aspetto più importante per tornare a vivere uno spazio comune è ridare valore alla parola: quella che gli algoritmi sanno usare solo per dare e rispondere a degli ordini. Davanti a noi si prospetta l’inizio della storia agentica, dove la macchina sostituirà l’uomo. Ma questo, a mio parere, non può e non deve succedere. Perché siamo noi a stabilire ciò di cui le IA debbano nutrirsi. Non la vedo come una guerra tra due culture, ma come un passaggio che deve rimanere antropocentrico».
Un tema fondamentale anche per il mondo dell’informazione, attraversato da cambiamenti radicali nei modelli economici, nei tempi di produzione e nel rapporto con le piattaforme. Lo ha ricordato Lino Morgante, editore di Gazzetta del Sud e del Giornale di Sicilia: «Il giornalismo di vent’anni fa richiedeva approfondimento e tempo. Poi, con l’avvento di Internet, il flusso di notizie è diventato sempre più veloce e i momenti di approfondimento si sono ridotti. Infine, ecco l’avvento delle Big Tech e il rischio di un monopolio. Non è più solo un problema economico, ma anche di democrazia. I giornali rappresentano ancora un baluardo di pluralismo: e per questo va preservato il loro ruolo».
La giornata è proseguita con un incontro dedicato a Oriana Fallaci, di cui quest’anno ricorrono i vent’anni dalla scomparsa, a partire dal graphic novel Oriana. Una donna libera, pubblicato nel 2022 dalla fumettista Paola Cannatella e dal docente e scrittore Giuseppe Galeani. «La Fallaci era contraria al fatto che qualcuno raccontasse la sua vita: per questo, nelle prime pagine dell’opera, è lei che prende in mano la penna e inizia a raccontarsi», ha spiegato Cannatella. «Nel fumetto non troverete mai una coppia di tavole uguale, perché volevamo rendere l’idea di una vita che sorprende in continuazione». Un lavoro complesso anche sul piano della selezione narrativa, come ha raccontato Galeani: «Una delle principali difficoltà è stata quella di scegliere cosa raccontare e cosa escludere. Per fare in modo che il lettore entrasse dentro la sua vita, abbiamo letto tutti i suoi libri, tutte le sue lettere. Tra questi, uno di quelli che più ci ha colpito è Un uomo, dedicato ad Alekos Panagoulis e alla sua lotta contro la dittatura dei colonnelli in Grecia. Quel capitolo del fumetto presto sarà pubblicato in Grecia, dove Panagoulis è un mito nazionale studiato nelle scuole. Merito anche della potenza della scrittura della Fallaci».
GIRO DI BOA PER IL WORKSHOP
La quarta giornata de Il giornalismo che verrà ha segnato anche la conclusione del corso base del workshop, che nelle scorse settimane ha coinvolto quaranta giovani tra studenti universitari e neolaureati in un percorso di avvicinamento concreto al mestiere giornalistico. I partecipanti hanno lavorato su attività e laboratori dedicati alla scrittura giornalistica, alla costruzione della notizia, alla verifica delle fonti e al fact-checking, passando per il podcasting, gli strumenti di ricerca avanzata per il giornalismo digitale e il giornalismo visuale.
Dal 20 al 24 maggio, sempre a Catania, si terrà invece il corso avanzato, destinato a giornalisti e professionisti della comunicazione. Una masterclass intensiva di cinque giorni, esclusivamente in presenza, pensata per approfondire strumenti, linguaggi e modelli del giornalismo contemporaneo. Il programma prevede attività di reportage sul territorio, laboratori sull’uso dell’intelligenza artificiale per il lavoro giornalistico, fact-checking e debunking, modelli di business e sostenibilità dell’informazione, progettazione editoriale, grant e opportunità per freelance, oltre a un modulo dedicato a come proporsi alle redazioni internazionali. Tra i docenti e gli ospiti annunciati figurano, tra gli altri, Domenico Quirico (La Stampa), Laura Silvia Battaglia al-Jalal, Rozina Breen (Pulitzer Center), Javier Moreno Barber (El Paìs), Ezio Mauro (La Repubblica), Dima Saber (Birmingham University), Martin Baron (Washington Post) e Douglas McCabe (The Guardian).
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO APERTO AL PUBBLICO
Il festival prosegue mercoledì 20 maggio, sempre presso Villa San Saverio, sede della Scuola Superiore di Catania, con una giornata ricca di eventi aperti alle città. Si comincerà alle ore 12:00 con un dialogo a due voci tra Fernando Vacarini, direttore di Changes, e Annalisa Monfreda, founder di Rame e già direttrice di Donna moderna, sulle opportunità del brand journalism. Alle ore 15:00, sarà la volta di Douglas McCabe, Chief Strategy and Business Officer presso The Guardian, che offrirà il suo punto di vista su come rendere sostenibile oggi un progetto editoriale. Alle ore 16:00, un panel dedicato al ruolo cruciale del giornalismo di prossimità: ad intervenire saranno Giovanni Parapini, direttore di Rai Umbria, Giuseppe Di Fazio, responsabile di Avvenire Catania, e Ornella Sgroi, giornalista per il Corriere della Sera. Alle ore 17:00 spazio ad un dialogo incentrato sul rapporto tra giornalismo e democrazia: ad intervenire saranno Ezio Mauro, editorialista e già direttore de La Repubblica, e Guido Tiberga, già caporedattore de La Stampa. A concludere i lavori, alle ore 18:00, sarà Lars Boering, già direttore del World Press Photo e dell’European Journalism Centre, che offrirà al pubblico un excursus sull’evoluzione del fotogiornalismo.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti.
Il giornalismo che verrà è promosso dalla Fondazione Giornalismo Mediterraneo in collaborazione con l’Università di Catania. L’iniziativa è gratuita grazie al supporto finanziario della Scuola Superiore di Catania nell’ambito del progetto SAFI3 – Sinergie per orientare e promuovere un’Alta Formazione Innovativa, Interdisciplinare, Internazionale (PNRR, M4C1, CUP: E62B24000380001) e al supporto degli sponsor Crédit Agricole e Unipol. Il festival è inoltre patrocinato da, Rai, Comune di Catania e Isola Catania.
