“Ho scelto di parlare di Intelligenza Artificiale quale cuore della trasformazione digitale perché viviamo un cambiamento che va ben oltre una nuova organizzazione di business. Non riguarda solo il management o un nuovo sistema di comunicazione, ma riguarda tutti noi. Tocca la nostra sensibilità e la vita quotidiana di ogni essere umano”, Derrick de Kerkchove (direttore scientifico di TuttiMedia) dà il via alla tavola rotonda con queste parole sottolineando che la tecnologia sta portando il centro decisionale dalla persona alla macchina che suggerisce o anticipa le decisioni dell’uomo: “Questa è la drammaticità dell’oggi che noi di TuttiMedia dobbiamo portare all’attenzione del mondo politico, istituzionale, scolastico e sociale a tutti i livelli”.

de Kerckhove invita a vedere il documentario Social Dilemma che analizza i comportamenti di persone indirizzate da una mente esterna, e guarda oltre condividendo le nuove tecniche di Intelligenza che traspaiono dal GPT3 (Generative Pretraining Transformer, modello linguistico che permette alla macchina di creare un contenuto su richiesta). “La differenza con Wikipedia è che il database fornisce risposte preesistenti – conclude ­–  la nuova intelligenza le risposte le auto genera”.

Vittorio Meloni (direttore generale UPA) parla di Intelligenza a tutto tondo ripercorrendo le tappe dell’evoluzione a grandi linee: “L’intelligenza che conosciamo ha una storia genetica – spiega ­– perché la nostra specie, con abilità intellettive superiori alle altre costruisce una grande civiltà con lentezza e per millenni in cui è sempre stato impossibile separare intelligenza  e tecnologia del momento, inizialmente si trattava del linguaggio poi dell’alfabeto, della stampa, del telegrafo, della radio e costantemente le novità hanno dovuto lottare contro l’eredità dall’era precedente. Oggi nel mondo sempre più globalizzato e sempre più dominato dalla tecnologia, che però non ci mette al riparo dalle grandi crisi, dobbiamo puntare su etica e competenze inedite perché è nostro dovere lasciare alle generazioni a venire un mondo in cui siano capaci di padroneggiare IA e data science”.

Chiara Tomasi (Government Affairs and Public Policy Google) parla di nuove frontiere dell’innovazione ricordando, prima di tutto, gli sforzi delle OTT per darsi una regolamentazione soprattutto per l’etica. Poi entra nel vivo dell’argomento: “Per quanto riguarda il riconoscimento delle immagini e la compressione del linguaggio naturale le macchine stanno migliorando e diventano affidabili quanto l’uomo – sottolinea – ma oggi voglio parlare del miglioramento dei modelli alla base dell’IA che permettono un funzionamento anche con piccole quantità di dati. Transfer Learning è la tecnologia usata in questo caso che permette, ad esempio di scoprire un tumore raro, di cui non si hanno molte immagini”.  A dimostrazione che il campo di cui l ’Osservatorio TuttiMedia  ha scelto di parlare è ancora molto giovane.

“I nostri ricercatori come quelli di altri centri pubblici e privati – continua Chiara Tomasi – pubblicano sempre le loro scoperte, molti dei modelli vengono resi disponibili in open source. La tecnologia si sviluppa e quindi l’efficacia migliora, la prossima frontiera da affrontare è l’applicazione.  Il cloud computing, per esempio, rappresenta la democratizzazione dell’IA infatti i più bravi possono usarlo per costruire la propria intelligenza artificiale. Altri usano soluzioni già pronte come la traduzione. Questi due esempi conducono al mondo delle competenze che è fondamentale nella società moderna in quanto più persone sono coinvolte nell’implementazione di questa tecnologia, tanto più rifletterà la diversità di valori e esperienza che caratterizza la nostra società  e di conseguenza sarà migliore sotto tutti i punti di vista”.

A seguire, Roberto Saracco (Co Chair IEEE), che parla di Intelligenza Artificiale come sogno e sfida: “Creare qualcosa a nostra immagine e somiglianza … – dice – è già una bella sfida associata all’essere supremo. Ma l’intelligenza in passato si associava a qualcosa di duplicabile e quindi prodotta da un meccanismo.  Parliamo di tempi che precedono Google che poi ha fatto meglio di altri in questo campo, per esempio nella traduzione che viene fatta con un approccio nuovo e cioè senza cercare di capire la frase ma semplicemente andando a cercarne una già tradotta. Nel 2006 infatti la grande sfida per la miglior traduzione termina, Google l’avrebbe vinta costantemente.  Ma oggi parliamo di futuro, di nuove frontiere che sono riassunte in famosa mossa di Go  la 37. La giocata ha stupito tutti perché è una mossa che nessun campione di scacchi avrebbe mai fatto. Questo porta alla conclusione che si stia passando ad una visione di IA collaborativa che aumenta le nostre capacità”.

Un pericolo che Maria Pia Rossignaud  moderatrice (Vice presidente TuttiMedia) riassume nella frase di Sofocle:  “Nulla di grande entra nella vita dei mortali senza portarsi dietro una maledizione”.

Amedeo Cesta (CNR) si sofferma proprio sul concetto che “non si può e non si deve abbandonare già da ora il potere di controllo dell’uomo sull’IA. La fascinazione per il progresso non deve indurci a sottovalutare l’importanza dell’evoluzione dei processi sociali che devono essere inclusivi, altrimenti il rischio è quello di accentuare ancora di più il gap tra Paesi ricchi e poveri, tra élite sociali e popolazione, tra le grandi aziende e i cittadini”.

In queste intese due ore di conversazioni abbiamo parlato di etica dei comportamenti, di editoria ed eccoci alla pubblicità, argomento di cui parla Paola Colombo (General Manager Adtech & Business Development Publitalia ‘80) ingegnere prestato al settore: “La pubblicità segue le teste delle persone, per esserci un mercato ci devono essere dei consumatori interessati. La lotta per l’attenzione diventa sempre più feroce nei nostri giorni”.

“La capacità di assorbire informazioni dagli anni 50 ad oggi fondamentalmente non è cambiate – sottolinea Paola Colombo – mentre gli stimoli sono più che raddoppiati. La digitalizzazione dei mezzi ha fornito una nuova chiave che è quella del ritorno immediato. Oggi si possono adattare i contenuti alle preferenze dell’utente in tempo reale, grazie proprio all’Intelligenza artificiale. L’offerta è allineata alla richiesta. La nostra azienda usa le nuove tecnologie anche in maniera trasparente, grazie alle policy, il punto è che il modello di business di una piattaforma è diverso perché trattiene il consumatore che viene avvolto in una realtà totalmente soggettiva.  Ecco perché i broadcaster tradizionali stanno attraversando un periodo complesso di ristrutturazione in quanto devono rispondere a delle regole che accentuano il vantaggio delle aziende che operano on-line. L’etica in questo contesto è fondamentale.”

Di dati e analisi si sono occupati Luigi Curini (Professore Università degli Studi di Milano) e Matteo Colombo (Associate Research Fellow Medio Oriente e Nord Africa ISPI). Il primo, ha spiegato chiaramente come l’IA sia, per sua natura, fallace. Riuscire a utilizzare una serie di assunti banali per prendere decisioni importanti o essere in grado di gestire la confusione generata, ad esempio, da eventi inattesi come la pandemia di Covid, sono due esempi di come l’IA non sia ancora in grado di sopperire al giudizio umano. Senza connotazioni di sorta, i “limiti dell’algoritmo” persistono e sono ancora molto significativi. Per questo non bisogna abbandonarsi alla fascinazione per un progresso indiscriminato. Del resto, l’IA offre degli strumenti mai avuti finora, come ha raccontato Colombo nel suo intervento. Illustrando la sua ricerca di dottorato sulla percezione dell’Isis nel mondo arabo, Colombo ha operato un’interessante ricostruzione metodologica che ha messo in evidenza l’importanza delle scelte alla base dell’azione della macchina. Infatti, una ricerca può essere approssimativa, o apertamente fuorviante, anche se i presupposti sono corretti ed eticamente nobili. “Il punto è” ha ricordato Colombo, “stabilire precisamente cosa voglio che il computer prenda in esame”.

In conclusione l’Ambasciatore Sergio Piazzi (Segretario generale dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo) il cui intervento è riportato integralmente, figura istituzionale di spicco che oltra ad aver salutato favorevolmente il convegno ha evidenziato l’importanza della digital transformation anche in seno all’Assemblea parlamentare del Mediterraneo. Piazzi ha ricordato che la maggior parte dei Paesi si sono resi conto dell’importanza di dotarsi di strumenti adeguati ad affrontare questo cambiamento epocale, ma che nella maggior parte dei casi i ritardi sono evidenti. Se da un lato è innegabile che la tecnologia viaggi a una velocità impareggiabile per i decisori politici, dall’altro sarebbe indispensabile che i governi non pospongano ulteriormente l’apertura di istituzioni ad hoc e di uffici ministeriali che si occupino di tali tematiche. “La nostra società si trova a un punto di svolta epocale” ha concluso, “non possiamo ignorarlo”.

Per rivedere l’incontro:https://www.facebook.com/watch/?v=349063582884384

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Sabato Angieri
Laureato in “letteratura europea” presso l’università “La Sapienza”di Roma è giornalista freelance e traduttore editoriale, ha collaborato a diversi progetti culturali e artistici come autore e scrittore. Attualmente collabora con Lonely Planet come autore e con Elliot edizioni.