Le lancette dell’ ‘orologio dell’Apocalisse’ si avvicinano alla mezzanotte dell’Olocausto nucleare: gli Scienziati atomici, che ogni anno misurano il rischio di catastrofe nucleare, riducono da 100 a 90 secondi il margine di sicurezza e pubblicano per la prima volta il loro bollettino in russo e ucraino, oltre che in inglese.

L’avanzamento delle lancette coincide con la decisione degli Stati Uniti e della Germania, finora riluttante, di fornire all’Ucraina carri armati “d’alta gamma”, rispettivamente gli Abram e i Leopard, in numero “significativo”. Se i sistemi di difesa anti-aerea servono a stornare gli attacchi, i carri servono a riconquistare il territorio occupato dagli invasori russi: vuol dire fare proprio il concetto che la guerra possa finire solo una volta ristabilita l’integrità territoriale del Paese attaccato e, quindi, protrarre il conflitto.

Restano incognite, sul numero di carri forniti – Kiev ne chiede centinaia, a Washington e Berlino si parla di decine – e sui tempi di addestramento dei militari ucraini al loro impiego. Ma la decisione di inviare i carri segna comunque un’escalation nella guerra e nel coinvolgimento dell’Occidente. E preoccupa Mosca, al di là della tracotanza della prima reazione. “Li distruggeremo”. Potrebbe forse indurla a negoziare; oppure, a rilanciare l’offensiva prima dell’arrivo di Abram e Leopard.

Il sì ai carri trapela, prima di divenire ufficiale, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky fa una purga di vice-ministri, governatori, stretti collaboratori per l’emergere di episodi di corruzione: una lebbra che contamina la democrazia ucraina. La propaganda russa, che ci ha sempre giocato su, rincara la dose: in Ucraina, è cominciata “una nuova spartizione della torta”; ne è rimasta poca, ma “questi vampiri insaziabili continuano a dividersela”.

11 mesi di guerra in Ucraina “su vasta scala”, e senza una prospettiva di pace. “E’ il 335° giorno” dall’inizio dell’invasione, conta Zelensky: “Lo passeremo come tutti gli altri 334”, combattendo e sotto le bombe nelle città, “unendo tutte le nostre forze per la vittoria dell’Ucraina”. E il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba sciorina con orgoglio un dato: l’86% delle scuole di Kiev si sono dotate di un rifugio anti-aereo: roba da brividi nella schiena, perché scuola dovrebbe significare biblioteca, laboratorio, palestra; non bunker.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.