Tra Natale e Capodanno, il presidente Usa Donald Trump ha tentato di fare un ‘colpo doppio’, invitando l’uno dopo l’altro, nel suo ‘buen retiro’ di Mar-a-lago, in Florida, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il premier israeliano Benjamin Netanyahu: obiettivo, sbloccare il negoziato sulla guerra in Ucraina e passare alla seconda fase del ‘piano di pace’ per il Medio Oriente lanciato cento giorni or sono.
Fu un buco nell’acqua doppio. La pace in Ucraina resta un miraggio e l’unica costante, nei sempre più scarni notiziari mattutini sul conflitto scoppiato quasi quattro anni or sono, è la conta dei missili e dei droni scambiati nella notte tra Kiev e Mosca. Quanto al disarmo di Hamas ed all’insediamento a Gaza di un’amministrazione internazionale, se ne parla poco, quasi nulla.
Dopo il doppio flop, Trump cerca altrove successi che ridiano lustro alla sua fama di boss tosto e determinato, che non sa che farsene del diritto perché ha la forza. Ed ecco l’attacco al Venezuela, con il sequestro del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, e il ritorno di fiamma per la Groenlandia: niente male, come armi di distrazione di massa.
Le cronache, nazionali e internazionali, gli hanno poi dato una mano: da due settimane, l’Iran vive proteste insurrezionali, innescate dal ‘caro vita’ e ingigantite dall’insofferenza per il regime; mentre, sul fronte interno, l’assassinio a Minneapolis di una donna bianca di 37 anni, madre di tre figli e poetessa, ad opera di un agente della odiatissima (nelle città democratiche) polizia ‘anti – migranti’ gli offre il destro di sfoggiare il peggio della sua narrativa menzognera, che altera i fatti e trasforma la vittima in colpevole.
I media, negli Usa e altrove, si fanno menare per il naso dal magnate presidente, che non ha bisogno di veline ‘stile Minculpop’: gli bastano i post del suo social Truth, che fa da Gazzetta ufficiale e menabò universali, per dettare legge e titoli. Da due settimane, l’Ucraina e la Striscia di Gaza sono quasi sparite dalle prime pagine.
Anche gli europei hanno smesso di essere un tafano fastidioso per Trump sull’Ucraina, assillandolo con le loro pretese di ‘pace giusta’ e di ‘garanzie di sicurezza’ per Kiev. Adesso, sono al capezzale dell’opposizione iraniana, falcidiata dalla repressione del regime degli ayatollah; e sono sul chi vive per la Groenlandia, dove un colpo di mano statunitense potrebbe significare la fine della Nato.
