Il piano di pace dell’Italia non sblocca il negoziato; né c’era da sperarlo, visto che l’Italia ha fatto una scelta di campo in questo conflitto e non è in posizione di mediare. La Russia non mostra fretta di chiudere la guerra ed esclude il ritorno all’Ucraina delle autoproclamate repubbliche indipendenti del Donbass, Donetsk e Lugansk, come della Crimea: propositi bellicosi che non vengono espressi dal presidente Vladimir Putin, ma dal Consiglio di sicurezza russo. Dopo una fase di stallo, l’esercito di Mosca si prepara – per ammissione delle fonti ucraine – a riprendere l’offensiva nell’Est del Paese.

“Le truppe russe – dice Kiev – stanno rafforzandosi e raggruppandosi” in tutto il Donbass, mentre “non cessa l’offensiva con fuoco intenso lungo l’intera linea difensiva ucraina”. Le maggiori ostilità sono nel distretto di Donetsk, vicino a Severodonetsk. L’Onu conta che i civili morti nel conflitto ucraino superino i 4.000; la polizia di Kiev trovano altre dieci fosse comuni; le autorità ucraine ammettono per la prima volta un numero di caduti elevato.

In missione in Asia, in visita agli amici più fidati degli Stati Uniti nel Pacifico, Corea del Sud e Giappone, il presidente Usa Joe Biden non prova a inserire un cuneo nell’intesa fra Cina e Russia; anzi, in conferenza stampa con il premier giapponese Fumio Kishida, mette in guardia Pechino e dice che gli Stati Uniti aiuterebbero militarmente Taiwan in caso di invasione cinese.

L’affermazione sorprende la stampa Usa, che nota subito come essa si discosti della tradizionale “ambiguità strategica” americana su questo tema. E coglie impreparata pure la Casa Bianca, che, come già fece a fine marzo, dopo la sortita di Varsavia sul ‘cambio di regime’ a Mosca, s’affanna nel tentativo di rettificare il tiro senza smentire il presidente.

Irritano Kiev le dichiarazioni a Davos di Henry Kissinger, 98 anni, ex segretario di Stato Usa e guru della politica estera: l’Occidente – dice al Forum – non dovrebbe cercare di infliggere una sconfitta alla Russia e l’Ucraina dovrebbe rinunciare a pezzi di territorio per la pace e “avviare negoziati”: “Spero che gli ucraini siano capaci di temperare l’eroismo che hanno mostrato con la saggezza”.

Gli replica il negoziatore in capo ucraino Mikhailo Podolyak: “Con la facilità con cui propone di dare alla Russia parte dell’Ucraina, Kissinger le permetterebbe di portare via Polonia e Lituania … E’ bene che gli ucraini nelle trincee non abbiano il tempo di stare a sentire i ‘fifoni di Davos’ …, occupati come sono a difendere la Libertà e la Democrazia“. La Pace, ora, non la difende nessuno.

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.