Se è vero che i sogni muoiono all’alba, le illusioni di pace in Ucraina muoiono ogni notte, sotto missili e droni russi che attaccano obiettivi militari e industriali e uccidono civili innocenti, e anche al tavolo del negoziato di Mosca, dove russi e americani non trovano un compromesso nonostante cinque ore di “utili” – a che? – discussioni. E, infine, nella riunione del governo alla Casa Bianca, dove Donald Trump, 79 anni portati bene fino a qualche mese fa, si appisola per l’ennesima volta, prima di dichiarare in un sussulto di lucidità che la situazione in Ucraina “non è facile”.

La guerra che lui doveva chiudere in 24 ore, dopo essersi insediatosi alla Casa Bianca, continua 300 giorni dopo ed è “un “disastro”: “Stiamo cercando di risolverla”, dice, ma senza riuscirci. Se questo è davvero “il finale di partita”, come ipotizza sui suoi Appunti Stefano Feltri, l’esito resta incerto fino all’ultimo: “nessun compromesso è stato raggiunto”, dice Yuri Ushakov, negoziatore russo, consigliere diplomatico del presidente Vladimir Putin, “ma alcune proposte americane possono essere discusse”, quelle che non piacciono agli ucraini e – per quel che conta – agli europei.

Un incontro tra i presidenti Putin e Trump non è stato fissato. Anzi, Putin, prima dei negoziati, si faceva riprendere in tenuta mimetica, mentre riceveva dai comandanti militari la notizia – contestata dagli ucraini – della presa della città di Pokrovsk nel Donbass; e – nota Le Monde – “brandiva la minaccia di guerra al resto dell’Europa”. In un’intervista al Financial Times, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza atlantica, aveva detto che la Nato valuta l’ipotesi di “attacchi preventivi” alla Russia, almeno sui fronti della guerra ibrida.

Per il Wall Street Journal, la maratona negoziale è rimasta incagliata sulla questione dei territori che l’Ucraina dovrebbe cedere alla Russia. E il messaggio di Putin in mimetica viene così interpretato della Cnn “L’obiettivo è mostrare al mondo che la Russia sta vincendo in Ucraina”.

Kiev è, oggettivamente, in una situazione “complicata”: militarmente, perché i russi sono all’offensiva; e diplomaticamente, perché Trump e Witkoff, paiono gli amici del giaguaro, anzi dell’orso, cioè di Putin, mentre gli europei non fanno il peso e faticano a prendere decisioni. E, poi, c’è il fronte interno: le inchieste sulla corruzione privano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky del suo braccio destro Andrij Yermak e minano la sua leadership.

 

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.