La guerra in Ucraina è protagonista al Forum di Davos, dove Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, assicura gli ucraini che “l’Europa sarà sempre con voi” e che ci sarà sempre “per tutto il tempo che sarà necessario” per tamponare l’emergenza e ricostruire. Bruxelles ha già sbloccato una fetta di aiuti da tre miliardi di euro, prima parte d’un pacchetto da 18 miliardi per il 2023.

Tradizionale palestra di parole cui non seguono fatti, il World Economic Forum 2023 è segnato, oltre che dal contesto bellico, che incide economie e inflazione, dall’urgenza di sventare una recessione globale conseguenza della pandemia e del conflitto.

La guerra tiene banco. Per l’Ucraina, c’è a Davos una folta delegazione: l’obiettivo principale è indurre i Paesi occidentali a fornire a Kiev più armi e più velocemente per meglio difendersi dall’invasione russa. Assenti i russi, ‘personae non gratae’. Ma il presidente russo Vladimir Putin afferma che l’economia russa va meglio del previsto: un messaggio all’Occidente, forse un bluff, per dire che le sanzioni non funzionano, anzi sono un boomerang.

La pace non fa progressi, né a Davos né altrove. Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto ennesimi colloqui telefonici con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che, accantonate per ora le speranze d’intesa globale, mira a fare piccoli passi: tipo scambi di prigionieri e ‘cessate-il–fuoco’ locali. Si pensa a un corridoio umanitario per evacuare dall’Ucraina i civili – donne, bambini, anziani, feriti –.

Da Kiev, viene un’apertura a una visita di Papa Francesco, che, ad ogni Angelus e a ogni udienza, esprime vicinanza al popolo ucraino. “Penso sia giunto il momento per il Papa di visitare l’Ucraina e dare un segnale molto chiaro che la Russia deve fermare ciò che ha avviato”, dice Andriy Yermak, capo della segreteria di Zelensky.

Sul terreno, la guerra continua a fare morti e orrori. A Dnipro, le macerie di un palazzo residenziale, colpito da un missile sabato scorso, restituiscono oltre 45 vittime, fra cui sei bambini e ragazzini; un’ottantina i feriti; ancora decine i dispersi.

Nel Donetsk i combattimenti proseguono a Soledar, una cittadina mineraria, e a Bakhmut: ci sono informazioni molto contraddittorie. Le immagini satellitari mostrano che Soledar è rasa al suolo: paesaggi apocalittici, palazzi distrutti e crateri prodotti da missili e bombe. Gli abitanti, che erano oltre 10 mila, si sono ridotti a 500.

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.