La ricerca della pace per l’Ucraina viaggia sulle ‘montagne russe’ dei ‘niet’ costanti del leader russo Vladimir Putin e degli sbalzi d’umore del presidente Usa Donald Trump, mentre la tregua resta appesa a un filo in Medio Oriente e la guerra sembra incombere nei Caraibi sul Venezuela.
L’Europa prova a inserirsi sull’asse Mosca – Washington – Kiev, ma l’accelerazione dei Volenterosi non trova (ancora?) echi adeguati; e ai progressi sulle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina non corrispondono passi avanti sui territori contesi. Emerge anche un’inconsueta irritazione di Putin nei confronti di Trump: fa smentire un loro recente contatto (l’ultima volta che si sono sentiti – fa dire – è il 16 ottobre, due mesi or sono) e respinge l’ipotesi di una tregua natalizia, perché lui – dice – non vuole la tregua ma la pace.
Intanto, la Russia prosegue gli attacchi contro le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, particolarmente critiche con l’arrivo dell’inverno. Molte città ucraine, soprattutto Odessa, subiscono interruzioni di corrente prolungate. E lungo la linea del fronte si continua a combattere e a morire.
E l’attentato di domenica a Sidney risveglia gli spettri anti-semiti in tutto il Mondo, proprio mentre s’inizia a discutere della seconda fase degli accordi di pace raggiunti a inizio ottobre. Ovunque, anche in Italia, si rafforzano le misure di prevenzione anti-terrorismo, specie dove vi sono obiettivi ebraici o israeliani.
Le trattative di domenica e lunedì a Berlino non hanno colmato le distanze esistenti tra Ucraina e Usa sui territori da cedere alla Russia per chiudere il conflitto: sono state due giornate di negoziati che hanno coinvolto leader europei, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli emissari Usa Steve Witkoff e Jared Kushner.
Secondo Politico, gli Stati Uniti ora offrono all’Ucraina garanzie di sicurezza pari a quelle previste dall’articolo 5 del Trattato atlantico, cioè l’intervento a sostegno in caso di aggressione; ma si tratta di un’offerta a termine, che scade se Kiev non l’accetta. Le percezioni mediatiche non incoraggianti cozzano con l’ottimismo espresso da Trump, secondo cui “siamo più vicini che mai” a un’intesa.
I leader europei, fra cui la premier italiana Giorgia Meloni, pubblicano un documento pro-Ucraina, nel quale dicono d’appoggiare qualsiasi decisione Zelensky prenderà sui territori: un’atteggiamento vagamente pilatesco.
