La fine – sia pure modulata – del blocco dei licenziamenti post pandemia in Italia rende più acuto il problema degli ammortizzatori sociali nel nostro Paese. Nel pieno dell’offensiva del coronavirus, e della stasi dell’economia conseguente, l’Unione europea ha fornito ai Paesi membri uno strumento d’intervento importante e innovativo, il Sure, https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/economy-finance/sure_factsheet_it.pdf.

Il Sure, pensato per aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia, offre un sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza e rappresenta di per sé una forte espressione di solidarietà tra gli Stati membri per la tutela dei lavoratori.

Recentemente, l’Associazione ‘Tutti Europa ventitrenta’ ha pubblicato, sulla piattaforma digitale della Conferenza sul Futuro dell’Europa, un’idea su come rendere permanente il meccanismo Sure. L’idea dell’Associazione è anche frutto delle periodiche consultazioni sulla Conferenza organizzate dal Comitato italiano del Movimento europeo.

Questo il testo pubblicato sulla piattaforma digitale:

L’Unione europea ha approvato a Porto – 7 e 8 maggio, ndr – il Piano d’Azione del Pilastro europeo dei Diritti sociali, che fissa tre obiettivi per il 2030 (dare lavoro ad almeno il 78% della popolazione tra 20 e 64 anni; offrire annualmente formazione ad almeno il 60% degli adulti; ridurre di almeno 15 milioni le persone a rischio di poverta’).

Per conseguire, e magari superare, questi traguardi, serviranno investimenti massicci in “flexicurity” e politiche attive del lavoro a livello europeo.

Ci viene incontro Sure, strumento finanziario di sostegno temporaneo contro la disoccupazione. Creato per fare fronte alle enormi conseguenze economiche e sociali della pandemia, Sure può – e deve- rimanere a disposizione finché (verosimilmente sino almeno al 2050), rimarrà l’emergenza delle altrettanto enormi transizioni (verde e digitale) che stiamo vivendo.

A programmi europei dovrebbero corrispondere risorse proprie europee, raccolte sui mercati globali a prezzi ragionevoli, proprio in virtù della credibilità del progetto europeo attuale. La dimensione sociale sarà fondamentale per assicurare coerenza e sostenibilità, rispondendo ad una visione – quella comunitaria – che dovremo tutelare da mercanteggiamenti intergovernativi.

La Conferenza sul Futuro dell’Europa deve fare sentire quanto i cittadini europei tengano a questo sistema coordinato di ammortizzatori sociali. Speriamo che questo, insieme all’Unione europea della Salute, diventi la bandiera del pilastro europeo dei Diritti sociali.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.