Ne abbiamo già parlato in questa rubrica, con cadenza annuale, ed è sempre la solita solfa. Giorni fa, la Commissione europea ha presentato il quadro di valutazione annuale sull’innovazione, che fornisce una valutazione comparativa dei risultati per ricerca e innovazione ottenuti dai 28 Stati Ue.
Ebbene, l’Italia continua a restare nella categoria degli “innovatori moderati” al di sotto della media dei 28 insieme ad altri 12 Paesi tra cui Grecia, Portogallo e Spagna. Nel gruppo di coda, i peggiori, ci sono solo Bulgaria, Romania e Lettonia.
I ‘leader dell’innovazione’ si confermano i paesi nordici: Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania, nell’ordine. Vero è che la prestazione dell’Italia, pur restando sempre sotto la media europea, era, però, costantemente migliorata. Sino all’anno scorso, quando ha invece registrato un piccolo passo indietro calando al 79% al precedente 82% fatta 100 la media Ue.
E’ solo uno dei tanti dati negativi che in questa rubrica ci capita di commentare, quando c’è in gioco l’innovazione, non solo tecnologica, del Sistema Italia. Dati che fioccano: ConfArtigianato ha appena pubblicato un suo studio, da cui risulta che solo il 36% degli italiani usa servizi online, contro una media europea del 59%: siamo terzultimi nell’Ue, alla pari con i bulgari. E neppure ci sorprende, perché di studi analoghi europei avevamo già dato notizia.
Ora, magari qualcuno potrà pensare che io vedo tutto nero e peggioro le cose. Allora, la smetto d’usare parole mie e vi rimando alle fonti, cioè al quadro di valutazione dell’Unione dell’innovazione e a squarci del relativo comunicato stampa della Commissione europea, dal titolo “Spingere l’innovazione per stimolare la crescita in Europa”.
Di qui alla fine, parole loro, non mie: “Per migliorare la capacità dell’Europa di innovare ed essere competitiva a livello mondiale occorrono ulteriori sforzi per incoraggiare le idee rivoluzionarie e promuoverne lo sfruttamento commerciale. Queste sono alcune delle conclusioni che si possono trarre dalla più recente classifica dei risultati in materia di innovazione in tutta Europa.
Il quadro di valutazione dell’Unione dell’innovazione del 2015 indica che il livello complessivo di innovazione dell’Ue è rimasto stabile. Tuttavia, la crisi ha intaccato l’attività innovativa del settore privato e il numero di imprese innovative è in calo, così come gli investimenti in capitali di rischio, le innovazioni delle Pmi, le domande di brevetto, le esportazioni di prodotti ad alta tecnologia e le vendite di prodotti innovativi. I miglioramenti per quanto riguarda le risorse umane, gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo e la qualità delle innovazioni scientifiche, che pure ci sono stati, non bastano per riportare risultati più brillanti in materia di innovazione.
Nella classifica generale, la Svezia si conferma ancora una volta leader nell’innovazione, seguita da Danimarca, Finlandia e Germania. I paesi dove l’innovazione avanza più rapidamente sono Malta, Lettonia e Bulgaria. In un confronto a livello mondiale l’Ue continua ad essere superata dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Corea del Sud.
Anche quest’anno l’Italia rientra nel gruppo degli “innovatori moderati”. Malgrado un miglioramento nella maggior parte degli indicatori rispetto all’anno precedente i risultati sono inferiori alla media dell’Ue in gran parte delle dimensioni, in particolare in Finanziamenti e aiuti e Investimenti delle imprese. Il risultato peggiore, in termini relativi, è negli Investimenti di venture capital, che sono fortemente diminuiti rispetto all’anno precedente, e nei Proventi dall’estero da brevetti e licenze. I risultati migliori, in termini relativi, sono stati registrati nella dimensione degli Innovatori, con una buona performance nelle Pubblicazioni scientifiche internazionali congiunte e in vari aspetti relativi all’innovazione nelle Pmi…
Attraverso il nuovo strumento di sostegno delle politiche, la Commissione aiuterà gli Stati membri a riformare i loro sistemi nazionali di ricerca e innovazione e a produrre un effetto leva sull’innovazione delle imprese.
Più tardi nel corso di quest’anno, nell’ambito della strategia del mercato unico, saranno presentate le prossime tappe per la creazione di un ambiente imprenditoriale più propizio all’innovazione. Inoltre, ci si adopererà per mettere in funzione il brevetto unitario e rendere le norme più favorevoli all’innovazione.
Contemporaneamente la Commissione si sta adoperando per accelerare la trasformazione digitale dell’industria e creare un contesto imprenditoriale favorevole alla imprese innovative, in cui sia più facile e meno dispendioso ottenere la protezione dei diritti di proprietà intellettuale per le loro innovazioni. …
Il quadro annuale di valutazione dell’Unione dell’innovazione fornisce una valutazione comparativa dei risultati in termini di ricerca e innovazione degli Stati membri dell’UE. Il quadro di valutazione è uno strumento utile e non vincolante che aiuta gli Stati membri a valutare i punti di forza e di debolezza dei loro sistemi di ricerca e di innovazione e a individuare i settori in cui occorre concentrare gli sforzi per rafforzare la loro resa innovativa. Il quadro di valutazione comprende, oltre agli Stati membri, anche la Croazia, la Serbia, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, la Turchia, l’Islanda, la Norvegia e la Svizzera. Basandosi su un numero più ristretto di indicatori, che sono disponibili a livello internazionale, il quadro di valutazione copre anche Australia, Brasile, Canada, Cina, India, Giappone, Russia, Sudafrica, Corea del Sud e Stati Uniti. Il quadro annuale di valutazione dell’Unione dell’innovazione 2015 è accompagnato da un’analisi complementare che classifica gli Stati membri in funzione di diversi indicatori.
Il quadro di valutazione dell’Unione dell’innovazione copre il sistema di innovazione nel suo insieme e illustra le capacità di innovazione dei settori pubblico e privato. Comprende in totale 25 indicatori, che tengono conto delle condizioni esterne per l’innovazione, del livello di attività di innovazione delle imprese e di come ciò si traduca in vantaggi per l’economia nel suo complesso”.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.