Adesso, Joe Biden vuole parlare con Xi Jinping. Dopo il Vertice a Ginevra con il presidente russo Vladimir Putin, il presidente Usa vuole un faccia a faccia con quello cinese: c’è da “fare il punto sulla situazione”, che non è facile, fra i due Paesi, perché “nulla può sostituire il dialogo fra leader”. Secondo Jake Sullivan, il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’incontro potrebbe avvenire a margine del Summit del G20, in ottobre, in Italia: “Non abbiamo ancora progetti precisi, ma si sa che Biden e Xi dovrebbero essere entrambi al G20”.

Se modi, tempi e luoghi restano incognite, la volontà di dialogo con la Cina, come con la Russia, è un punto fermo. Ancora Sullivan: “Vogliamo che Biden discuta nei prossimi mesi con Xi, si tratta solo di stabilire quando e come”.

L’apertura al dialogo esce rafforzata dal bilancio positivo della prima missione in Europa di Biden come presidente, tra il G7 in Cornovaglia, i Vertici della Nato e con l’Ue a Bruxelles e l’incontro con Putin a Ginevra. L’impressione è che Biden abbia indossato “con disinvoltura e talento l’abito del leader del mondo libero”: un abito che il suo predecessore Donald Trump aveva “abbandonato” con la sua politica unilateralista e sovranista.

Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale, la missione di Biden “pone le basi per dimostrare che le democrazie possono portare dei vantaggi ai loro cittadini e a quelli del mondo intero” e fa emergere “una convergenza” tra “le democrazie del mondo nei confronti della Cina”, rivitalizzando le alleanze – bistrattate da Trump – con la Nato e l’Ue.

Anche i due protagonisti, Biden e Putin, hanno espresso, a freddo, valutazioni sostanzialmente positive, pur se non coincidenti del loro incontro. Biden, in un tweet, dava un giudizio d’insieme della sua missione: “E’ chiaro che l’America è tornata, che le nostre alleanze sono più forti che mai e che siamo pronti ad affrontare le più dure sfide globali dei nostri tempi a fianco ai nostri alleati”. Putin era più cauto e meno trionfalista: complimenti all’interlocutore, che “è un professionista” e con cui “bisogna stare attenti”; disponibilità a ulteriori contatti, ma non c’è nulla di deciso; siamo “all’inizio di una storia”, vedremo “fra sei mesi o un anno” quali saranno gli sviluppi.

Per gli Usa, le aree in cui verificare passi avanti o meno sono la stabilità strategica – le indicazioni del Vertice di Ginevra su questo fronte sono state apprezzate dalla Cina, di cui bisognerà tenere conto nei prossimi negoziati -, i cyber attacchi, i dossier regionali, dall’Afghanistan alla Siria e all’Iran. Proprio dall’Iran arrivano segnali inquietanti: l’elezione a Teheran di un conservatore alla presidenza complica il dialogo per il ripristino dell’accordo sul nucleare, mentre la volatilità del governo di Israele introduce ulteriori elementi d’incertezza regionale.

 

Un risultato concreto, pur se modesto e scontato, il Vertice di Ginevra lo ha prodotto, anche se Biden non ha comunque rinunciato a inasprire le sanzioni contro la Russia per la vicenda Navalny (Alexiei Navalnj è un oppositore di Putin condannato e rinchiuso in carcere, dove rischia la morte perché è in condizioni precarie). Gli ambasciatori russo Anatoli Antonov e Usa John Sullivan sono già rientrati nelle rispettive sedi, a Washington e a Mosca, dopo qualche settimana in patria richiamati per consultazioni.

Il Cremlino ha reagito con filosofia alle nuove misure: nelle relazioni fra Russia e Usa “prevalgono il pragmatismo e la sobrietà” e “i risultati costruttivi” dell’incontro Putin – Biden “non comportano assolutamente un cambio di passo immediato”. Si è consapevoli che “gli Usa non abbandoneranno la politica di contenimento della Russia”, come la Russia non rinuncerà alle proprie priorità.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.