Un anno di Trump alla Casa Bianca. E, suggerisce Politico agli europei, è “tempo di mollarlo”. Non c’è spazio per trarre bilanci, perché la cronaca delle ‘imprese’ del magnate presidente incalza su tutti i fronti: internazionali, con la ‘guerra dei dazi’ all’Europa per la Groenlandia che s’intensifica e l’inaugurazione del ‘Board of Peace’ per il Medio Oriente, che è una dichiarazione di guerra all’Onu; e interni, dove l’insoddisfazione per l’andamento dell’economia, e in particolare dei prezzi, potrebbe avere – nota la Cnn – un pesante impatto sulle elezioni di midterm, e dove la contestazione nelle piazze all’operato della polizia anti-migranti, partita da Minneapolis, va avanti.
Il presidente Usa Donald Trump è intervenuto mercoledì 21 gennaio al Forum Economico mondiale di Davos, dove c’erano – titolava il New York Times – partner turbati “da profonde preoccupazioni sulle prospettive dell’Alleanza fra Usa ed Europa”: nella cittadina svizzera, “l’élite globale fa sforzi d’ogni genere per ridurre le tensioni crescenti fra il magnate presidente e i suoi interlocutori”. Lui si esibisce in uno dei suoi ormai celebri ‘dietro – front’: indietro tutta sui dazi e no all’uso della forza.
Il braccio di ferro con gli europei sull’isola di ghiaccio compromette il futuro della Nato, che il NYT teme sia ormai “doomed”, condannata: Trump “sta spingendo l’Alleanza tra America e Europa verso un precipizio, cercando di costringere i leader europei a cedergli la Groenlandia…”. Quello che fino a un anno fa pareva impensabile diventa un’ipotesi concreta: “la fine di un’alleanza che dura da 80 anni”.
La prospettiva è particolarmente attuale ora che Trump voleva imporre dazi supplementari del 10% dal 1° febbraio sull’import da otto Paesi europei ‘colpevoli’ di impegnarsi a contribuire alla difesa della Groenlandia. La decisione di Trump, annunciata con un post sul suo social Truth, che per lui è una gazzetta ufficiale universale, era prova palese d’un dato di fatto ovvio: a Trump, della sicurezza della Groenlandia, non interessa assolutamente nulla, come non interessava nulla della democrazia in Venezuela o del narco-traffico. Quello che conta per lui sono le ricchezze dei territori, il petrolio e le terre rare.
Perché, se fosse la sicurezza a preoccuparlo, la disponibilità dei Paesi della Nato a contribuirvi dovrebbe fargli piacere: per gli Usa, vorrebbe dire meno sforzo da fare da soli -e, quindi, meno spese da sostenere–. Anche il NYT contesta la tesi di Trump che il possesso della Groenlandia è necessario per la sicurezza degli Usa.
