Ieri ho tenuto un keynote alla conferenza internazionale sull’etica informatica e l’indagine filosofica (CEPE) presso l’Università Tor Vergata. La mia proposta centrale: dichiarare e legalizzare l’inclusione di tutti i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) nel dominio pubblico, rendendoli liberamente accessibili e utilizzabili da tutti.
Una trasformazione epocale
L’intelligenza artificiale generativa sta modificando radicalmente non solo le modalità di accesso alla conoscenza, ma anche il nostro stesso rapporto con essa. Fino ad oggi, il paradigma dominante era quello del recupero: cercavamo, trovavamo, citavamo. Con l’IA generativa entriamo invece in una nuova dimensione: non ci limitiamo più a cercare informazioni, ma dialoghiamo con una conoscenza globale immediatamente disponibile.
Questo cambiamento è profondo quanto il passaggio dall’oralità alla scrittura, e coinvolge tutti gli ambiti: l’istruzione, la ricerca, il giornalismo, la vita democratica stessa.
Dalla proprietà privata al bene comune
I LLM non sono semplici prodotti aziendali o invenzioni aliene. Sono piuttosto specchi costruiti a partire da quarant’anni di elaborazione collettiva, dall’avvio pubblico di Internet nel 1983. Sono il riflesso di un archivio condiviso, del patrimonio comune di significato che noi, come collettività, abbiamo costruito insieme.
Eppure oggi questi strumenti sono recintati come proprietà aziendale. Trattarli come proprietà privata equivale ad attuare una massiccia recinzione del dominio pubblico, appropriandosi di quel patrimonio comune che appartiene a tutti.
Le domande cruciali
Questa situazione solleva interrogativi urgenti: se la nostra conoscenza è ora mediata dal dialogo con l’IA, chi controlla la voce che risponde? Quali valori la plasmano? Quali dati, quale cultura, quali interessi vengono riflessi?
Non si tratta solo di una questione giuridica o tecnologica. Parliamo dei sistemi operativi della cultura stessa: dei codici attraverso i quali pensiamo, agiamo e viviamo insieme. Dall’alfabeto agli algoritmi, dal diritto d’autore ai beni comuni, dalla crisi di significato alla possibilità di una nuova eredità condivisa.
La sfida etica e politica
La vera sfida etica non consiste quindi solamente nel regolamentare i rischi dell’IA, ma nel governarne l’eredità: bilanciare il diritto d’autore individuale con il riconoscimento del patrimonio digitale collettivo. Solo riconoscendo l’IA generativa come prodotto della creatività umana e come utilità digitale condivisa potremo passare da un’era di regolamentazione difensiva a un’era di gestione democratica dell’intelligenza stessa.
Le complessità da affrontare
Rendere gli LLM di dominio pubblico è una questione complessa che coinvolge numerosi aspetti: la pulizia e la sicurezza dei dati, la privacy e la prevenzione dei pregiudizi, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale, il finanziamento della produzione e dell’archiviazione, e molte altre dimensioni che non è stato possibile approfondire nel tempo a disposizione.
Tuttavia, l’obiettivo principale del keynote era comunicare la necessità di questo riconoscimento ed esplorare alcune possibili vie per realizzarlo — e il messaggio è stato accolto da un pubblico ricettivo.
Una scelta decisiva per l’Italia e l’Europa
Ho concluso sostenendo che l’Italia, e più in generale l’Europa, si trovano ora di fronte a una scelta cruciale. Possono — e devono — difendere i creatori rafforzando le tutele esistenti, ma devono anche inventare nuovi quadri di amministrazione fiduciaria dell’IA, fondati sui principi di reciprocità, accessibilità e beneficio pubblico.
