Presidente Bresso, il territorio della sua Regione, a partire dalle Province di Torino e Cuneo, ha iniziato la transizione al digitale terrestre. Qual è il ruolo della Regione Piemonte in tutto questo?

Il ruolo della Regione non si esaurisce in quel che accade in questi mesi: la transizione al DT tiene conto di quel che è stato fatto in passato e di quel che occorrerà fare in futuro.

Se il Piemonte è la prima grande regione interessata da quella che è stata definita come una autentica rivoluzione, è perché il nostro territorio è uno dei più adatti a fare da battistrada, sia dal punto di vista della produzione e della sperimentazione delle tecnologie sia per quanto riguarda la presenza di un tessuto di fruitori moderatamente evoluto.

 

Ma per l’immediato futuro?

 

Guardi, noi abbiamo una duplice preoccupazione. Da un lato dobbiamo favorire sicuramente l’introduzione delle nuove tecnologie. La televisione però è un mezzo e un prodotto particolare. Ma, soprattutto, la transizione può dare risultati positivi soltanto se il complesso dei produttori e la generalità dei consumatori compiono azioni definite in un tempo dato.

I grandi network nazionali e le televisioni locali debbono attrezzarsi dal punto di vista tecnologico, ma i cittadini sono chiamati ad aggiornare i loro apparecchi riceventi comprando il decoder. È un’operazione delicata, perché impone all’utente uno sforzo economico sostanzialmente obbligatorio: da una certa data, chi non si sarà dotato di decoder rimarrà privo del servizio radiotelevisivo.

 

 

La Regione può intervenire in queste materie?

La decisione è del Governo. La Regione è presente nel Comitato Piemonte digitale e sta lavorando affinché gli impegni assunti da tutti (Governo, network, Rai) vengano rispettati.

L’informazione completa e puntuale ai cittadini unita all’accesso facilitato al contributo per l’acquisto di decoder previsto per le fasce deboli, in primo luogo.

Ma poi ci sono aspetti ancora più rilevanti.

 

Quali?

Intanto, la copertura delle zone collinari e montane: sono già penalizzate da una cattiva ricezione del segnale analogico e rischiano di restare completamente escluse dal digitale.

Noi pretendiamo che si trovi una soluzione, che ci dicono sia stata già trovata e adottata,

per fare in modo che migliaia di famiglie non rimangano prive di un servizio per il quale pagano il canone Rai.

 

Poi chiediamo che i recenti investimenti della Regione Piemonte in questo settore vengano rapidamente e completamente sfruttati. Nei mesi scorsi infatti abbiamo sostenuto finanziariamente la Rai per fare in modo che le province orientali del Piemonte venissero finalmente raggiunte dal segnale analogico proveniente dal centro di produzione di Torino.

Per decenni, e fino a poche settimane fa, i cittadini di Novara non riuscivano a vedere il TGR del Piemonte. Abbiamo posto fine a questa situazione. Ma sia in sede di firma dell’accordo con la Rai sia più recentemente, abbiamo chiesto, ottenendo rassicurazioni, che quell’investimento avvenisse all’interno del processo di transizione al digitale.

 

 

E per il futuro?

In generale, è nostro interesse la presenza in Piemonte di un forte sistema radiotelevisivo pubblico e, insieme, di una forte rete di emittenti locali. Per raggiungere questi obbiettivi è indispensabile procedere con l’adozione di nuove leggi. Non è una strada semplice né particolarmente rapida. Ma pochi giorni fa la competente commissione consiliare ha licenziato un progetto di legge, che avevo personalmente proposto: l’articolato prevede la possibilità di applicare, per la Regione Piemonte, quella parte della normativa nazionale che consente la stipula di “contratti di servizio regionali” con la concessionaria pubblica. Ma la stessa legge, una volta approvata dal Consiglio, ci permetterà di sostenere finanziariamente l’innovazione tecnologica delle televisioni private.

 

A proposito: rimane la sua richiesta di disporre di una quota del canone Rai?

Certamente. Nella legge di cui parlavo c’è un articolo che ci consentirà di avviare una trattativa con la Rai e con il Governo per finanziare con una quota parte del canone Rai proprio il contratto di servizio regionale.

Non sarebbe giusto che i cittadini del Piemonte, dopo aver pagato il canone, debbano sostenere indirettamente con le loro tasse una parte dei servizi cui hanno diritto.

Anche perché liberando risorse in questo modo, saremo più liberi di sostenere le televisioni locali, realtà che svolgono un’attività molto importante e che danno lavoro a numerosi tecnici e professionisti della comunicazione e dello spettacolo.

 

 

Media Duemila

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