La giustizia fa sentire il proprio peso sulla campagna elettorale per Usa 2020: non solo l’indagine per l’impeachment del presidente Donald Trump, ma tutta la pioggia d’inchieste che lo sfiorano e che conducono in carcere molti suoi sodali e amici. Da quando il magnate e show man è diventato l’inquilino della Casa Bianca, è già successo al suo amico e consigliere Roger Stone, al suo legale ‘di fiducia’ (mal riposta, perché l’ha poi tradito) Michael Cohen, al manager della sua campagna Paul Manafort, anche a pesci piccoli come quel Georges Papadopoulos, l’anello di congiunzione con il misterioso professor Joseph Mifsud. Il prossimo della serie? Se volete scommettere a colpo quasi sicuro, puntate su Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, ora avvocato della Casa Bianca, mente e braccio dell’Ukrainagate.

In Italia, già si sarebbe scatenato un dibattito trasversale a tutti i canali tv generalisti sulla ‘giustizia a orologeria’. In America, ne parlano solo Trump e i suoi sodali sulla soglia del carcere o, almeno, dell’intimazione a comparire come testimoni davanti a un tribunale, un gran giurì o, se va di lusso, la Commissione Intelligence della Camera, quella che istruisce l’inchiesta sull’impeachment, dove, adesso, la notorietà è assicurata, visto che dal 13 novembre tutto avviene in diretta televisiva.

Non v’è prova di un nesso tra la procedura d’impeachment e le disavventure giudiziarie di Trump & C. e le recenti sconfitte elettorali repubblicane (Louisiana, Kentucky, Virginia). Ma l’indagine rende nervoso il presidente, che di tweet in tweet la bolla a raffica di “caccia alle streghe”, “una vergogna, un imbarazzo per l’Unione” – o, piuttosto, per lui?- e ancora “un processo politico, non legale”. Gli si contesta l’avere barattato aiuti militari all’Ucraina, già decisi dal Congresso, con l’apertura a Kiev di un’inchiesta per corruzione sul conto dei Biden padre e figlio, Joe, l’ex presidente, oggi candidato alla nomination democratica a Usa 2020, e Hunter, socio della Burisma, società energetica ucraina; insomma, affari di Stato e affari politici personali malamente mischiati.

Come se non bastassero i guai giudiziari del Trump presidente, ecco quelli del Trump imprenditore: la giustizia fa le pulci ai conti suoi e della sua Fondazione, alle dichiarazione delle tasse – dieci anni senza pagarle, vantandosene, un maestro dell’elusione se non dell’evasione -. Va a finire che Donald si ritrova senza Casa (Bianca) e con meno quattrini.

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.