Lettera aperta di Paolo Lutteri – 23 maggio 2024
Caro Riccardo,
si parla sempre dell’etica del giornalismo. Una categoria professionale preziosa per la sovranità dei cittadini. Riprendo le fila del discorso alla luce delle recenti discussioni. Anzitutto una definizione: formalmente è giornalista chi è iscritto all’Albo e ne rispetta il codice deontologico. Ma chi scrive o parla come fosse tale, sui mass media o sui siti web di notizie o sui social, spesso non lo è. Forse aspira a diventarlo, con o senza contratto, compensato magari fuori norma o evadendo le tasse come un influencer. E solo per oggi lasciamo perdere la problematica dei redattori ‘artificiali’.
Quanto al mestiere serio, ben venga che i giornalisti siano i controllori della democrazia e facciano brillantemente un lavoro da reporter e detective sull’organizzazione sociale. Con tutti i mezzi. Quindi anche la tutela delle fonti riservate è legittima. Poi ci sono le questioni di opinione o di informazioni riservate che vengono divulgate, stile gossip, senza tutela delle privacies e nessuna garanzia di veridicità, anche se sembrano più vere man mano che vengono rimbalzate. Spesso è la presunta autorevolezza del medium o dello scrittore che fa diventare vera una notizia falsa o che supporta l’occultazione di una notizia importante.
I ‘veri’ giornalisti, quelli iscritti all’Albo, purtroppo non sempre sono rigorosi notai dei casi che succedono. Basta omettere qualche particolare, o mettere un titolo roboante, per deformare un fatto. Comunque è del tutto giustificato, anzi apprezzabile, che questi ‘veri’ giornalisti abbiano un’opinione, non ipocrita, di parte politica, di fede religiosa, di fede sportiva, di competenza scientifica. Meriti, da esternare, che ovviamente incidono sulla confezione delle notizie.
Può capitare che ci sia talora un’influenza, sottile ma non troppo, dell’editore o del capo-redattore (vedi i casi Rai e non solo), che hanno riguardo dei loro padrini politici e dei loro colleghi commerciali, pensando al successo del marketing del medium. Chi paga gli stipendi e le ospitate cerca consensi ma è attento anche a non farsi autogol.
Molti giornalisti, anche se iscritti al celebre Albo, sono privatamente disinvolti se c’è da indossare qualcosa di particolare, recensire un libro o un film, commentare una performance musicale o sportiva, testare un’automobile o un prodotto, collaborare con le testate di qualche banca o industria, per non parlare di aggiottaggio e insider trading. Diciamo che qualche privilegio se lo intestano volentieri, nella complicità o nel silenzio generale. Gli uffici di pubbliche relazioni delle aziende hanno sempre buoni argomenti per dare successo ai loro brand, attraverso i giornalisti.
Chi presenta maggior contraddizione, oltre a chi si è lasciato scappare che faceva la spia per qualche servizio segreto, è chi lavora o collabora nell’ufficio stampa delle grandi aziende. Lì c’è un padrone preciso, non puoi che parlar bene dell’impresa, le notizie devono essere sempre positive o correggere cattive opinioni e dissensi del pubblico.
Hai capito che fare il giornalista può essere un buon investimento personale, ma rispettare la morale può diventare difficile. In questo mondo dell’informazione le maschere di attori dei giornalisti sono molte.
Potrebbe essere utile chiedere la trasparenza delle dichiarazioni dei redditi a certe categorie professionali che incidono sulla formazione dell’opinione pubblica, forse più dei politici. Che ne dici?
Le pecore nere vanno criticate risolutamente, ma va protetta vigorosamente l’indipendenza della professione. Nel marzo scorso il Parlamento europeo (con 464 voti favorevoli, 92 voti contrari e 65 astensioni!) ha dato il via libera alla Legge per la libertà dei media, per tutelare i giornalisti da ingerenze politiche o economiche. Il regolamento approvato obbliga gli Stati membri e vieta qualsiasi forma di ingerenza nelle decisioni editoriali: www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2023-0264-AM-332-332_IT.pdf. Bene! E si può far meglio! Un abbraccio, caro Riccardo!
Paolo
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it