Si è chiusa in questi giorni a Milano la rassegna Attraverso Pasolini, ciclo di incontri organizzato dalla Libreria Utopia per compiere, con alcune delle nostre più note personalità intellettuali (tra cui Walter Siti, Marco Belpoliti e Nico Naldini) un percorso nella nostra storia contemporanea attraverso l’opera pasoliniana. Nell’ultimo incontro con Emanuela Patti, critica letteraria e curatrice della raccolta di saggi La nuova gioventù? L’eredità culturale di Pier Paolo Pasolini (Joker, 2009), si è esplorato, a partire da alcuni saggi e un’intervista sul tema a Derrick de Kerkhove presenti nel volume, il rapporto di Pasolini con i media.

Al di là della sua celebre visione apocalittica sulla televisione, definita “mercificante”, “alienante” ed “autoritaria” nell’intervista rilasciata a Biagi, ad un’attenta analisi critica tutta la ricerca espressiva dell’autore ruota intorno alla questione della realtà mediata, in quanto tesa, già a partire dalla fine degli anni ’40, ad un superamento del sistema simbolico e retorico di ciascun medium e ad un rapporto im-mediato con la realtà. Verso la fine degli anni ’50 il passaggio dalla scrittura letteraria al cinema è infatti motivato dall’autore come un cambiamento di tecnica, un passaggio da un sistema simbolico convenzionale ad un sistema di segni non simbolici ma viventi per raggiungere la realtà in modo più diretto, come se l’autore aspirasse ad una riconciliazione tra pensiero e materia, segno e cosa, vale a dire ad un rapporto mimetico tra rappresentazione e realtà rappresentata verso un’ideale “scrittura della presenza” derridiana.

Nella sua riflessione teoretica Pasolini attribuisce di fatto al medium artistico una funzionalità negativa, disgregante piuttosto che edificante, da cui nasce la sua idea che le masse debbano essere piuttosto “urtate” dai media, vale a dire provocate da un’immagine contraddittoria del reale attraverso la quale possa essere denunciata la concezione mistificante della realtà. Come emerge dal volume La nuova gioventù? L’eredità culturale di Pier Paolo Pasolini, a distanza di 35 anni il contributo teorico pasoliniano sul tema dei media risulta non solo attuale, ma una riserva intellettuale che merita nuovi approfondimenti.