di LIVIA SERLUPI CRESCENZI –

Il Consiglio dei Ministri, il 27 gennaio scorso, ha approvato il decreto legge per la semplificazione e lo sviluppo che adotta alcune misure importanti in materia di innovazione, digitalizzazione e nuove tecnologie per stimolare la produttività e la crescita. Il provvedimento vuole dare il via all’agenda digitale per l’Italia, definendo una “road map” per raggiungere gli obiettivi posti dall’Agenda digitale comunitaria dell’agosto 2010 – COM/2010/0245 f/2. Tra le misure adottate vi è l’istituzione di una cabina di regia per l’attuazione dell’agenda, con il compito di coordinare l’azione dei vari attori istituzionali coinvolti (Governo, Regioni, Enti locali, Authority), come peraltro aveva proposto l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel documento “Un’agenda digitale per l’Italia” presentato al Governo alla metà di gennaio.

Il decreto, nello specifico, focalizza i punti chiave dell’agenda digitale:
1)    BANDA LARGA – la realizzazione della banda larga e ultra-larga. Il divario digitale, infatti, oggi coinvolge 5,6 milioni di italiani, secondo il governo. Sono, inoltre, più di 3000 i centri abitati che non hanno infrastrutture sufficienti per migliorare la qualità della vita.
2)    OPEN DATA – i dati in possesso delle istituzioni pubbliche dovranno essere condivisi attraverso la rete per garantire la piena trasparenza verso i cittadini. Le università, ad esempio, avranno un portale unico e la verbalizzazione e la registrazione degli esiti degli esami di profitto e di laurea si effettuerà esclusivamente per via telematica. Inoltre, tra le altre misure, si è stabilito che oltre 7 milioni di comunicazioni anagrafiche e di stato civile verranno effettuate esclusivamente via internet con un risparmio per le amministrazioni quantificabile in almeno 10 milioni di euro all’anno solo per le spese di spedizione.
3)    CLOUD – i dati in possesso delle istituzioni pubbliche verranno de-materializzati e condivisi attraverso la rete mediante l’impiego di tecnologie cloud per i servizi della PA.
4)    SMART COMMUNITIES – si avvia la creazione di spazi virtuali sul web in cui i cittadini possono scambiare opinioni, discutere dei problemi e stimolare soluzioni condivise con le pubbliche amministrazioni.

Certamente , quello del Governo, è un primo passo verso un adeguamento delle politiche economiche e di sviluppo dell’Italia ai livelli degli altri paesi europei visto che, secondo le stime dell’Autorità Garante delle Comunicazioni, il peso di Internet sul PIL italiano è ancora al 2,5% contro, ad esempio, il 7% dell’economia inglese. Nel 2015, oltretutto, sempre secondo l’Authority, si stima che nel Nord Europa il peso sul PIL dell’Internet economy raddoppierà, mentre, senza un’inversione di tendenza, per l’Italia, il peso dell’economia digitale rimarrà modesto.
Cambiare prospettiva di valutazione rispetto al valore economico che Internet può raggiungere con la sua diffusione capillare a tutti i livelli, istituzionali, sociali ed economici, è oramai una questione essenziale. “Per due posti di lavoro resi obsoleti dal digitale, Internet ne crea 5 nuovi”, cita una nota del documento “Un’agenda digitale per l’Italia” dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, rievocando un concetto importante emerso nella relazione introduttiva al G8 su internet, tenutosi a Parigi recentemente.

Secondo la Banca Mondiale, inoltre, per i Paesi ad alto reddito è del 1,21% l’impatto di Pil aggiuntivo per ogni 10% di diffusione della banda larga. Queste stime, secondo il documento citato, evidenziano che “la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), che consentono lo sviluppo di un ecosistema digitale, è alla base del recupero di produttività per migliorare la competitività internazionale di un Paese e per creare nuova occupazione”.
Naturalmente aspettiamo che si dia attuazione, con un provvedimento specifico, alla necessaria alfabetizzazione informatica di cui il nostro paese ha bisogno.
Secondo i dati dell’Autorità delle Comunicazioni l’Italia presenta un numero di “analfabeti digitali” fra i più alti d’Europa. La percentuale di cittadini che non ha mai utilizzato internet è pari al 40% contro la media europea, calcolata da Eurostat, pari al 20%.  Inoltre, avendo una popolazione di età media elevata, l’Italia esige la diffusione di tecnologie di semplice utilizzo, oltre al necessario potenziamento dell’insegnamento dell’informatica a tutti i livelli e a tutte le età per creare, infatti, opportunità di lavoro per i giovani. Le proposte del documento del Garante sono molte e riguardano anche la promozione della moneta elettronica con tecnologie NFC (near field communication – connettività wireless bidirezionale a corto raggio), indicazioni per favorire la circolazione dei contenuti digitali e un ambiente concorrenziale nell’accesso alle risorse per i media. Lo sforzo, insomma, per adeguare l’Italia al resto d’Europa e rilanciare la sua economia non può prescindere dalla rete e ha bisogno che questi primi passi sviluppino la volontà dei cittadini di modernizzarsi e del governo di adottare tutte le misure necessarie per creare valore in questo nuovo assetto economico e sociale che ha completamente rivoluzionato le nostre vite.

Livia Serlupi Crescenzi

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