Un nuovo rapporto globale pubblicato dall’UNESCO, in collaborazione con l’Information Integrity Initiative for UN Women e l’International Center for Journalists, lancia un allarme sulla crescente intensificazione della violenza online contro le donne giornaliste nell’era dell’intelligenza artificiale.
Il rapporto, intitolato “Tipping Point: Online Violence Impacts, Manifestations and Redress in the AI Age”, è stato pubblicato in vista della World Press Freedom Day 2026 e analizza come le molestie digitali stiano influenzando la partecipazione delle giornaliste al dibattito pubblico e al lavoro dell’informazione.
Secondo i ricercatori, il 45% delle giornaliste e professioniste dei media intervistate ha dichiarato di autocensurarsi sui social media a causa della violenza online, contro il 30% registrato nello studio UNESCO del 2020. Circa il 22% ha inoltre riferito di praticare autocensura anche all’interno degli ambienti professionali.
Lo studio evidenzia anche gravi conseguenze sul piano della salute mentale. Circa un quarto delle intervistate ha dichiarato di aver ricevuto diagnosi o trattamenti per ansia o depressione legati agli abusi online, mentre il 13% ha riportato sintomi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD).
Tra gli aspetti più preoccupanti emerge il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nelle campagne di abuso. Il rapporto documenta infatti un aumento nell’uso di deepfake, immagini sessuali manipolate, diffusione non consensuale di contenuti intimi, cyberflashing e media sintetici utilizzati per colpire le giornaliste.
Secondo i dati raccolti, il 5% delle partecipanti ha subito la diffusione di deepfake o contenuti visivi manipolati, mentre quasi un quarto ha ricevuto avances sessuali indesiderate o materiale esplicito tramite sistemi di messaggistica digitale.
Il rapporto segnala anche una crescente tendenza delle vittime a cercare tutela legale: circa il 22% ha denunciato gli episodi alla polizia e il 14% ha avviato azioni legali contro autori, facilitatori o datori di lavoro. Tuttavia, l’UNESCO sottolinea che persistono forti ostacoli all’accesso alla giustizia, tra cui la riluttanza delle autorità a investigare sui casi di abuso online e atteggiamenti di victim blaming nei confronti delle vittime.
Questi risultati si inseriscono in un quadro più ampio già delineato dal rapporto UNESCO World Trends in Freedom of Expression and Media Development, che documenta l’aumento degli attacchi contro i giornalisti, la crescita dell’autocensura e l’espansione delle minacce digitali alla libertà di stampa a livello globale.
Perché è importante
L’intelligenza artificiale sta abbassando drasticamente i costi e aumentando la scala delle campagne di molestie online, consentendo la diffusione rapida di media sintetici, impersonificazione digitale e attacchi coordinati sulle piattaforme social.
Secondo l’UNESCO, la tutela della libertà di stampa richiede oggi nuove forme di responsabilità da parte delle piattaforme digitali, meccanismi di sicurezza online più efficaci, quadri normativi per la governance dell’AI e sistemi di supporto adeguati per i giornalisti vittime di abusi facilitati dalla tecnologia.
La questione riguarda non soltanto la sicurezza individuale delle giornaliste, ma la qualità stessa del dibattito democratico: quando la violenza online induce al silenzio, all’autocensura o all’abbandono della professione, a essere colpita è la libertà dell’informazione nel suo complesso.
