L’Università dà i numeri 11 miliardi di euro. Per le università italiane è questo l’importo delle risorse previste dalla Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato nel 2021 dall’Italia per rilanciare l’economia dopo la pandemia di COVID-19, al fine di permettere lo sviluppo verde e digitale del Paese. Il settore dell’università, in Italia, conta 96 atenei e 1.793.210 iscritti nell’anno 2020-2021 (dati Ustat). Di questi, oltre un miliardo e quattrocento milioni di euro sono stati assegnati per co-finanziare la creazione di residenze sostenibili: costruire nuove strutture, riqualificare le esistenti in un’ottica green, minimizzando il consumo di suolo, ed avere, entro il 2026, quasi 50.000 alloggi in più. Per tutto questo è necessario un grande sforzo tecnico e manageriale e la collaborazione di investitori istituzionali e privati.
Un ruolo importante in questo momento ricco di opportunità lo sta svolgendo il CODAU – Convegno dei Direttori generali delle Amministrazioni Universitarie, l’associazione costituita dai Direttori generali delle università italiane, sia pubbliche che private, presieduta da Alberto Scuttari, ingegnere e Direttore Generale dell’Università di Padova, con l’obiettivo di svolgere attività di coordinamento e di indirizzo nella gestione delle Istituzioni universitarie. Nel recente convegno “UNIVERSITA’ SMART&GREEN. Prospettive di sviluppo per gli atenei italiani, organizzato proprio dal CODAU il 27 giugno scorso alla Camera dei Deputati, si è voluto scendere nel dettaglio delle opportunità nate dei rilevanti fondi Pnrr riservati alle università italiane, dell’importanza del partenariato pubblico-privato, dello sviluppo e l’innovazione in ottica smart e green, della riconversione dell’edilizia degli Atenei nella nuova direzione suggerita, per rendere più innovative e competitive le università italiane. Ecco cosa è emerso, anche se il CODAU ha già annunciato per Il prossimo settembre il suo  XIX convegno annuale dove metterà a fuoco l’impatto delle riforme rese possibili anche dai fondi. Si svolgerà a Padova e avrà come titolo “Tra storia e futuro. Costruiamo l’università che ci aspetta”.

Un cambio di passo. Se l’obiettivo è innovazione e competitività dell’università italiana, insieme a quello di aumentare il numero di laureati e attrarre sempre più talenti all’interno del nostro territorio, il momento è adesso. Ne è convinto Alberto Scuttari, ingegnere e Direttore Generale dell’Università di Padova, Presidente del CoDAU, che in una recente intervista rilasciata ad un quotidiano ha ricordato infatti come i fondi europei siano stati quasi tutti assegnati alle università e ai progetti di ricerca, che vi hanno lavorato durante tutto l’anno allo scopo di conseguire le necessarie approvazioni, seguendo gli adempimenti previsti dai bandi competitivi emanati dai Ministeri. Si parla di circa undici miliardi di euro destinati alle università Italiane da impiegare lungo due direttrici: l’innovazione delle infrastrutture e lo sviluppo delle competenze, e i progetti di ricerca e di trasferimento tecnologico. Se è vero che tale importo è più del doppio di quello che le università ricevono in un anno “normale” e che i progetti devono essere tutti realizzati entro il 2026, questo significa che ciascun ateneo riceverà in media oltre il 30% in più di quello che riceve normalmente. Tutto ciò richiede un cambio di passo notevole nel quale i direttori generali delle università posso svolgere un ruolo proattivo. Accanto infatti alle idee e alla capacità di fare ricerca e dare vita a nuovi progetti, diventa fondamentale sviluppare progetti e percorsi manageriali che aiutino a raggiungere l’obiettivo e che tengano conto delle rendicontazioni richieste dall’Unione Europea, che rilascia fondi per stati di avanzamento.

Riformare l’esistente

Ci sono cambiamenti che da tempo aspettano di essere messi in campo. Su tutti la riforma delle classi di laurea, che renda maggiormente interdisciplinari i percorsi e che regali ad essi più appeal. Oggi molti giovani scelgono percorsi alternativi alla laurea. Tuttavia oggi il Sistema-Paese ha bisogno di più laureati e non di meno laureati. La competizione del futuro sarà sulle competenze. Se L’obiettivo europeo è avere il 40% di laureati nella popolazione tra i 25 e 34 anni, per raggiungerlo la proposta universitaria deve essere convincente oltre che di qualità, deve saper attrarre studenti e ricercatori, e deve avere gli strumenti per poterlo fare con la medesima efficacia delle altre università europee, con le quali competono. A seguire la riforma del reclutamento dei giovani ricercatori, con l’obiettivo di rendere più stabili e meglio retribuite le figure di ricercatori junior. Poi l’aumento delle borse di dottorato, che regali attenzione alla maggiore integrazione di questi percorsi con le imprese, percorsi che oggi solo in parte vengono avviati in collaborazione con le aziende. E poi la semplificazione delle procedure di reclutamento.

Un’edilizia universitaria “smart & green”

Ancora più dettaglio è sceso nel corso del Convegno Gianluca Cerracchio, Direttore Generale degli ordinamenti della formazione superiore e del diritto allo studio del Ministero dell’università e della ricerca, illustrando il V bando della l. 338/2000, legge che aveva avuto già precedenti applicazioni attraverso altri quattro bandi, emanata con il duplice obiettivo di realizzare nuovi posti alloggio al fine di superare il divario tra domanda e offerta di servizi residenziali e favorire gli studenti capaci e meritevoli anche se privi di mezzi. La scadenza per la presentazione delle richieste di finanziamento era fissata al 17 maggio 2022 e risultano pervenute 155 richieste di finanziamento. Al cofinanziamento degli interventi del V Bando sono destinate diverse risorse: risorse disponibili nel bilancio dello Stato a legislazione vigente: 59,862 milioni di euro per il 2022; 56,022 milioni di euro per il 2023; 51,342 milioni di euro per il 2024. Risorse degli esercizi successivi al 2024 sino all’esaurimento della graduatoria degli interventi ammessi al cofinanziamento. Eventuali risorse aggiuntive per le stesse annualità rese disponibili successivamente all’emanazione del decreto. Risorse residue disponibili dai bandi precedenti. Economie in sede di affidamento di lavori, acquisto di arredi, attrezzature e immobili; 300 milioni di euro previsti dal PNRR. Il cofinanziamento degli interventi proposti dalle Province autonome di Trento e di Bolzano potrà afferire peraltro esclusivamente a tali risorse. Il V bando ha permesso la realizzazione dal 2018 di diversi interventi nelle università italiane: di rigenerazione urbana e sociale (Palerno), di recupero dell’esistente (Venezia), di ampliamento (Firenze), di nuove edificazioni (Milano). Ora Il V Bando della Legge 338/2000 (DM n. 1257/2021) prevede la possibilità di nuovi interventi articolato, come è, in due Piani: Primo Piano – A2 Interventi di efficientamento e/o miglioramento energetico di strutture residenziali universitarie esistenti; Secondo Piano – A-Interventi di manutenzione straordinaria, recupero, ristrutturazione edilizia e urbanistica, restauro, risanamento; B -Interventi di demolizione e ricostruzione, trasformazione, ampliamento o completamento di immobili esistenti (la nuova edificazione è consentita esclusivamente nel caso di interventi in Campus esistenti, o in aree limitrofe a insediamenti universitari, in contesti di rilocalizzazione di funzioni universitarie effettuate o in corso di attuazione alla data di emanazione del bando); C-l’acquisto di edifici da adibire a strutture residenziali universitarie, riferiti a immobili esistenti, compresi quelli oggetto di demolizione e ricostruzione, trasformazione, ampliamento e completamento. Al fine di accelerare e snellire le procedure e a ridurre i tempi di esecuzione e messa in esercizio degli interventi, il V bando introduce importanti novità (DL 152/2021):  è  ammessa la trasmissione del progetto di fattibilità tecnica ed economica nel caso in cui il soggetto richiedente intenda procedere con l’affidamento di progettazione ed esecuzione dei relativi lavori sulla base di tale progetto; è eliminata la trasmissione di documentazione integrativa successiva alla prima fase poiché la richiesta di cofinanziamento è valutata esclusivamente sul progetto trasmesso in prima fase; è eliminata la stipula della Convenzione, regolando i rapporti con i soggetti beneficiari direttamente con le prescrizioni del Decreto di Bando e del Decreto di Piano; è eliminata la trasmissione di comunicazioni integrative relative alle modifiche apportate al progetto trasmesso per la richiesta di cofinanziamento, limitandola alle modifiche significative. Tutte novità che vanno nella direzione di una semplificazione della procedura e riduzione dei tempi. Vanno invece ad assecondare il deal della transizione digitale ulteriori novità del bando: la richiesta di finanziamento e la relativa documentazione progettuale è trasmessa esclusivamente attraverso apposito sistema informatico, accessibile dalla sezione dedicata al V Bando della legge n. 338/2000 presente sul sito istituzionale del MUR-Cineca; tutta la documentazione è firmata digitalmente dal legale rappresentante del soggetto richiedente nel formato statico PDF/A per l’archiviazione nel lungo periodo di documenti elettronici; in fase progettuale, a pena di esclusione, è richiesto l’utilizzo del Building Information Modeling (BIM); è previsto un importo aggiuntivo, pari allo 0,5%, necessario per la digitalizzazione e informatizzazione del processo edilizio e del progetto architettonico, spese che non dovranno essere distintamente rendicontate. Senza dimenticare l’accelerazione della transizione ecologica. Il bando introduce infatti di nuovo per questo obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che tutti gli interventi devono essere utilizzati materiali a basso impatto ambientale, orientati possibilmente nell’ottica del riciclo e del riutilizzo, così come indicato nei Criteri Ambientali Minimi (CAM) (punto 5.1. del Decreto standard: DM 1256/2021); che saranno cofinanziati gli interventi che ridurranno il consumo delle risorse materiche, energetiche, di acqua e di consumo di suolo; che sono impiegati indicatori di impatto ambientale per la valutazione delle proposte progettuali (lettera L del Modello CARSU Quinquies). Più in generale, perché un progetto potesse rientrare nei parametri del bando deve contenere, ai fini della transizione ecologica, almeno quattro di questi sei punti. Per la riduzione del consumo delle risorse materiche: impiego di materiale con un contenuto di materia riciclata o recuperata almeno per il 15% in peso valutato sul totale di tutti i materiali utilizzati, esclusi gli impianti; impiego di componenti edilizi ed elementi prefabbricati disassemblabili per almeno il 50% del proprio peso. Per la riduzione del consumo energetico: per l’intervento sull’esistente, incremento di almeno 3 classi energetiche o raggiungimento di una qualsiasi classe energetica A (fanno eccezione gli interventi su immobili storici e vincolati per cui è richiesto un incremento di 2 classi energetiche o il raggiungimento della classe energetica B); per le nuove costruzioni, near Zero Energy Building (nZEB) o Energy Positive Building (PEBs) o Energy Positive District (PED). Per la riduzione del consumo di acqua l’adozione di sistemi di recupero e riuso per almeno il 50% delle acque piovane (stimate sulla piovosità media degli ultimi 3 anni) e infine per la riduzione del consumo del suolo nessun incremento dei rapporti di superficie tra coperture artificiali (suolo consumato) e coperture non artificiali (suolo non consumato). Le risorse del Fondo per l’edilizia universitaria e per le grandi attrezzature scientifiche (art. 5, comma 1, lett. b), della L. 537/1993 – DM 1274/2021), pari complessivamente a € 1.412.173.760, sono destinate, nei limiti annuali previsti dal decreto fino al 2035, al cofinanziamento nella misura massima del 60%, di programmi d’intervento di ammodernamento strutturale e tecnologico presentati dalle Istituzioni universitarie statali, relativi a 5 tipologie di intervento: € 550.000.000 finalizzati a progetti di livello esecutivo oppure a progetti di livello definitivo da realizzarsi secondo la formula dell’appalto di progettazione ed esecuzione dei lavori, concernenti lavori di edilizia da avviare entro il 30 giugno 2023; € 280.000.000, finalizzati a progetti di livello almeno definitivo concernenti lavori di edilizia da avviare anche successivamente ma entro il 30 giugno 2024; € 200.000.000, finalizzati all’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche e  delle grandi attrezzature scientifiche da avviare entro il 31 dicembre 2023; € 100.000.000, finalizzati a progetti di livello almeno definitivo concernenti lavori di edilizia per potenziamento dell’edilizia sportiva universitaria da avviare entro il 30 giugno 2024; € 282.173.760 finalizzati a progetti almeno di fattibilità tecnica ed economica, concernenti lavori di edilizia da avviare anche successivamente al 2022 ma con almeno le procedure di affidamento avviate entro il 31 dicembre 2024. Gli interventi di edilizia finanziabili riguardano la costruzione, la ristrutturazione, il miglioramento, ivi compreso l’ampliamento, la messa in sicurezza, l’adeguamento sismico, l’efficientamento energetico di beni immobili adibiti o da adibire alle attività istituzionali, con esclusione degli interventi di edilizia residenziale.  Le Università possono presentare un programma unitario di interventi per massimo 4 dei 5 programmi (uno per tipologia) (entro il 13 maggio 2022, per gli interventi di cui alla lettera a); entro il 12 luglio 2022, per i restanti interventi). L’ammontare massimo delle risorse acquisibili è stato definito in proporzione all’ammontare del FFO 2021 per tenere conto della dimensione dell’Ateneo; è stato in ogni caso stabilito un importo minimo, pari a 750.000 euro, per evitare di finanziare micro-interventi. Considerata, altresì, la natura pluriennale di risorse che dovranno essere anticipate dagli Atenei (e rimborsate dal Ministero in base alla disponibilità di bilancio nei vari anni) e per almeno il 40% cofinanziate, si è tenuto conto anche del grado di sostenibilità dei bilanci degli Atenei (indicatore ISEF ai sensi del d.lgs. n. 49/2012). La proporzione di risorse che può essere richiesta dagli Atenei è, pertanto, più contenuta per Atenei con minore livello di sostenibilità dei bilanci e più elevata per gli altri.

 

Ma cosa serve, soprattutto, ai progetti per rientrare nei criteri “smart e green”?

 

Qualità. A seconda dei progetti, qualità in relazione alla funzionalità, alla sicurezza, alla sostenibilità ambientale ed alla innovazione tecnica delle soluzioni adottate (ad esempio, accorgimenti per il miglioramento e l’adeguamento antisismico, l’adeguamento tecnologico, il risparmio energetico) ovvero qualità in relazione alla complessità del programma e alle innovazioni tecniche introdotte.

 

Il Green Deal europeo

 

In generale, sono gli standard di cui alla comunicazione della Commissione europea dell’11 dicembre 2019 sul Green Deal europeo, quelli recepiti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, Green Deal che mira a rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050, al fine di contrastare i cambiamenti climatici. In tale contesto, tra le misure da sostenere vi sono infatti quelle relative alla ristrutturazione degli edifici esistenti da svolgere in modo efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse. In un cammino dove ad ognuno spetta fare la sua parte.

 

 

 

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.