L’America che ha appena avuto un presidente nero e che sta – forse – per averne uno donna non è ancora pronta ad averne un magnate dell’editoria. Scottata da Quarto Potere e da Orson Welles, più che da esperienze analoghe di Paesi amici e alleati – leggi Italia -, attenta al conflitto d’interessi e al bilanciamento dei poteri, l’America archivia il sogno presidenziale di Michael Bloomberg, che sceglie di correre contro Donald Trump – altro magnate, ma dell’immobiliare -, tenendosi fuori, piuttosto che buttandosi dentro.

L’uomo che ha creato un impero mediatico, con l’Agenzia Bloomberg e i suoi derivati, l’ex sindaco di New York, l’indipendente centrista che è stato sia democratico che repubblicano, ha cioè rinunciato a correre per la presidenza degli Stati Uniti proprio per evitare –scrive sul proprio sito – di favorire l’eventuale vittoria del populista Trump o, in alternativa non migliore, di Ted Cruz – Tea Party ed evangelici –, le cui posizioni, specie sull’immigrazione, giudica “divisive” ed “estremiste”.

La decisione di Bloomberg, annunciata dopo il Super-Martedì del 1° marzo, non sorprende, visto l’andamento delle primarie dei due maggiori partiti. E, dopo l’annuncio, Hillary Clinton, battistrada per la nomination democratica e maggiore beneficiaria della desistenza dell’ex sindaco, ha espresso “grande rispetto”.

Bloomberg, 74 anni, valutava da mesi e in modo approfondito, con sondaggi e ‘focus group’, l’eventualità di una candidatura, sdegnato e preoccupato dal profilo dei candidati repubblicani populisti e ultra-conservatori e spinto – parole sue – dal “dovere patriottico” di evitarne l’elezione. Le anticipazioni sulla possibilità che scendesse in campo s’erano intensificate all’inizio di febbraio, dopo la partenza non brillante della Clinton nelle primarie.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.