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Il primo dibattito in diretta televisiva fra i candidati democratico e repubblicano a Usa 2016 segna il trionfo della ‘comunicazione Bonomelli’ di Hillary Clinton, pacata e persuasiva, che non crea stress, su quella aggressiva e approssimativa di Donald Trump, che mette ansia senza dare punti di riferimento sicuri.
Il verdetto del pubblico premia la secchiona, che si presenta preparata e tiene a freno i nervi, e punisce l’istrione, che improvvisa e man mano va fuori giri. Ma la vittoria di Hillary è ai punti, non è un ko: Donald ha ancora due occasioni per rovesciare il verdetto. Il 9 ottobre, la formula dell’incontro con i cittadini che pongono domande sarà condotto dalla coppia Anderson Cooper (Cnn) e Martha Raddatz (Abc), L’ultimo dibattito il 19 ottobre sarà affidato a Chris Wallace (Fox). In mezzo ci sarà, il 4 ottobre il confronto fra i vice gestito da Elaine Quijan della Cbsn.

In realtà, a me, alla fine, la prima partita pareva un match pari o quasi : non uno 0 a 0, ché gol ne avevano segnato entrambi, ma un bel 2 a 2 senza biscotto stile Svezia – Danimarca. E analogo giudizio avevo captato, via twitter o in presa diretta, da colleghi e commentatori autorevoli ed esperti.

Invece, i sondaggi hanno subito detto che il pubblico americano ha decretato una larga vittoria per Hillary Clinton, dell’ordine di due terzi a un terzo. Forse gli spettatori sono stati abbacinati dal rosso vistoso del completo sceto dall’ex first lady, non sufficientemente bilanciato dal blu elettrico della cravatta scelta da Donald Trump.

I due rivali si sono presentati sul palco della Hofstra University, a Hempstead, Stato di New York, con una stretta di mano al centro della scena: più sicuro di sé lui; misurata nei movimenti e un po’ ‘ingessata’ lei. Poi, via al confronto moderato da Lester Holt, Nbc, afro-americano, repubblicano (ma non s’è notato), e seguito da una platea calcolata in 86 milioni di telespettatori.

Sui social, più Donald che Hillary

Sul web, Trump innesca più tweet di Hillary (62% a 38%) e più post su Facebook (79% a 21%): Ma sono spesso commenti critici. Mai un dibattito presidenziale era stato tanto ‘social’: su Twitter, è stato il faccia a faccia più ‘cinguettato’ di sempre; su Facebook le interazioni sono state quasi 74 milioni fra “mi piace”, post, commenti e condivisioni – 18,6 milioni gli americani coinvolti -; i video Live hanno avuto 55 milioni di visualizzazioni -.

Negli scambi di battute, fa valanga un tweet dell’ex senatore democratico del Vermont, ed ex candidato alla nomination, Howard Dean: “Trump tira sempre su con il naso. Userà coca?”. Ne nasce un coro che impazza sul web con l’hashtag #TrumpSniffle. Il candidato repubblicano ha ripetutamente tirato su con il naso durante il dibattito, salvo poi parlare d’un difetto del microfono.

Due stili di comunicazione diversi

Partiti senza affondare i colpi, i due candidati alla Casa Bianca hanno finito con prodursi in attacchi anche personali. Più presidenziale e controllata la democratica, inizialmente più aggressivo e assertivo il repubblicano, entrambi hanno parlato ai propri elettori più che provare a conquistare quelli altrui.
E lo hanno fatto senza essersi dotati, com’è tradizione, di una rete di sicurezza: Hillary e Donald, infatti, non hanno firmato nessun impegno ad evitare l’uno o l’altro tema scomodo. Il match in tre round si svolge quindi senza regole reciproche di buona condotta. Dal punto di vista dello spettacolo, funziona: attacchi a tutto campo, dai comportamenti personali ai programmi politici ed economici. E senz’altro entrambi si sono tenuti ‘armi segrete’ per i prossimi confronti.
La discussione è partita dall’economia ed è poi passata alla sicurezza e alla politica estera. Diversi su tutto, i due candidati hanno avuto scambi vivaci. Donald afferma che Hillary “non ha la tempra” per essere presidente; lei replica che lui “insulta le donne” e le minoranze. Hillary ricorda quello che lei ha fatto nella sua vita politica, lui ribatte “Lo hai fatto male”. Trump le rimprovera di non avere pubblicato le sue mail di quando era segretario di Stato; Hillary suggerisce che lui nasconda qualche cosa, rifiutandosi di pubblicare la dichiarazione dei redditi. Ancora un botta e risposta: ”Donald mi critica per essermi preparata a questo dibattito. Sapete per cos’altro sono preparata? Sono preparata per essere presidente”; “Io ho un carattere vincente, tu no”.
Trump procede per affermazioni categoriche, la Clinton cerca di richiamarsi ai fatti. Resta da vedere quanto e come il dibattito avrà cambiato le posizioni fra i due candidati, arrivati quasi in equilibrio al confronto.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.