Lo scorso luglio, Claudia Torrisi, studentessa del corso di laurea magistrale in Editoria e Scrittura della Facoltà di Lettere della Sapienza, s’è brillantemente laureata con 110 e lode, discutendo una tesi su Fake News e Deepfake, la cui parte originale stava soprattutto nel deepfake, una tecnica d’alterazione della realtà capace di fare dire – o fare – in modo convincente a una persona cose mai dette – o fatte -, almeno da quella persona, o in quelle circostanze, un mix di intelligenza artificiale, tecniche digitali e abilità manuali da disegnatori di cartoni animati.
Pur avendo seguito da relatore la tesi di Claudia, ‘ sta storia del deepfake, che avevo approfondito accompagnandola nel suo lavoro, non mi creava eccessivo allarme: mi pareva un giochino, più che un pericolo, anche se la tesi ne citava applicazioni a detrimento, ad esempio, di Barack Obama e Joe Biden.
Leggendo, questa settimana, la rubrica di Franck Bruni sul New York Times, mi sono reso invece conto che il pericolo è fra noi: Donald Trump e i suoi accoliti utilizzano la tecnica per mettere alla berlina il candidato democratico alla Casa Bianca. Dietro c’è lo zampino di Dan Scavino, vice-capo dello staff della Casa Bianca, uomo molto vicino al magnate presidente, già sgamato con le dita nella marmellata da Claudia nella sua tesi.
Un video mostra Biden che s’addormenta – tipo Berlusconi di Crozza – durante un’intervista in tv, di queste ‘al tempo della pandemia’, l’intervistato dietro uno schermo da una parte e la giornalista dietro un altro schermo da un’altra parte. Biden, appisolatosi, russa, rumorosamente, mentre l’intervistatrice sorride nervosamente e lo invita a svegliarsi. Il tutto meravigliosamente al servizio e a supporto di quel nomignolo di ‘Sleepy Joe’, Joe il sonnolento, affibbiato da Trump a Biden fin dall’inizio della campagna.
Ora, nulla di tutto ciò è mai successo. O, almeno, lo stesso Bruni ci mette un pizzico d’ironia, perché con Biden non si sa mai, nulla di quella clip è reale. Qualcuno ha ricostruito la verità: l’intervista base di quel video era a Harry Belafonte, icona del calypso, quello di ‘Banana Boat Song’, attivista dei diritti civili, onusto dei suoi 93 anni – vivo, ma comprensibilmente non sempre vegeto –; e risaliva ad anni fa.
Sostituita, adeguatamente ritoccata, l’immagine di Biden a quella di Belafonte, ma mantenuto – anzi, amplificato – il sonoro del ronfare, e conservata la reazione dell’intervistatrice, ecco il video che getta nello scoramento i sostenitori di Biden e manda in sollucchero quelli di Trump. Twitter, dopo un po’, ha ritirato il video rivelatosi falso ed io non sono ora in grado di condividerlo con voi. Ma, prima, almeno due milioni di persone lo avevano visto e/o scaricato e, prevedibilmente, se l’erano ‘bevuto’– l’account Twitter di Scavino ha 900 mila followers, tendenzialmente inclini a dargli fiducia -.
Certo, uno può stupirsi che funzionari di rango così elevato traffichino con falsi così palesi. Ma – avverte Bruni – “tale il presidente tali i suoi collaboratori”. Mentre Scavino metteva alla berlina Biden con il video truccato, Trump stava blaterando, in un’intervista alla Fox, che Biden è controllato da “gente di cui non avete mai sentito parlare, che si muove nell’ombra profonda” e che un aereo ‘quasi completamente riempito da delinquenti’ in uniformi nere era volato a Washington la scorsa settimana per creare scompiglio alla convention repubblicana” (dove, detto per inciso, non c’è stato nessun scompiglio, ndr). Cospirazionismo puro.
Nella stessa intervista, spiazzando persino la giornalista della Fox, rimasta interdetta, Trump paragonava il poliziotto che spara e uccide un nero inerme al golfista che sbaglia una buca facile perché “va nel pallone”. Come se una vita troncata e una buca con un colpo in più siano confrontabili..
Non c’è nulla che Trump e i suoi pretoriani non diranno o non faranno pur di restare al potere. “Stiamo entrando – osserva Bruni – nella fase più brutta della più brutta campagna presidenziale” di tutti i tempi. Sarà pure la più confusa, dove il combinato disposto dell’utilizzo spregiudicato d’intelligenza artificiale, tecnologie digitali e social media rederà estremamente difficile distinguere il grano dal loglio, il vero del falso, l’informazione dalla disinformazione.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.