Con un video di poco più di tre minuti, senza colpi di scena né effetti speciali, voce tranquilla e rassicurante, tanta diversità di etnia e di genere, zero trionfalismo e un po’ di retorica, Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti, ha annunciato la sua ricandidatura alla nomination democratica, che appare allo stadio scontata, e alla Casa Bianca. E’ accaduto martedì 25 aprile, a quattro anni esatti dall’analogo annuncio fatto nel 2019,

A Washington, la ridiscesa in campo di Biden era il segreto peggio custodito: lo sapevano tutti; l’incertezza riguardava il quando, non il se. La mossa del presidente, che aveva già messo in chiaro a più riprese le proprie intenzioni, svuota il campo democratico e fa delle primarie una formalità – nessun tenore gli contenderà la riconferma -; invece, crea pressioni nel campo repubblicano, dove Ron DeSantis, governatore della Florida, deve decidere se sfidare Donald Trump per la nomination. DeSantis sta ‘andando a scuola’ di competenza internazionale, con missioni in Giappone e in Corea del Sud, in Gran Bretagna e in Israele, mentre Trump lavora a tagliargli l’erba sotto i piedi.

Se DeSantis resta ai box, il match 2024 sembra già scritto: Biden contro Trump. Una rivincita che, guardando all’intreccio dei sondaggi, nessuno o quasi vuole – negli Usa e non solo -, ma che nessuno pare in grado di sventare.

Nel suo video, Biden presenta il confronto elettorale dell’anno prossimo come una battaglia contro l’estremismo repubblicano, sostenendo di avere bisogno di più tempo per “finire il lavoro” iniziato quando il Paese era ancora devastato dalla pandemia, con l’economia agonizzante: vuole realizzare a pieno il suo programma, restaurare lo spirito della Nazione. “Quando io corsi per la presidenza quattro anni or sono, dissi che la nostra è una lotta per lo spirito dell’America. E la stiamo ancora combattendo”, afferma, mentre nel video scorrono immagini dell’insurrezione del 6 gennaio 2021 e di attivisti che protestano contro la sentenza sull’aborto della Corte Suprema. L’ambizione, adesso, è di fare di una presidenza che doveva essere “di transizione” una presidenza “di trasformazione”.

“La domanda che dobbiamo porci è se negli anni a venire avremo più libertà di prima, più diritti”: “Io so quale voglio che sia la risposta… Non è il momento di compiacersi di se stessi… Ecco perché mi candido alla rielezione”. Il presidente che voleva essere “un ponte” verso una nuova generazione di leader democratici adesso non è pronto a passare il testimone (anche perché non vede chi possa raccoglierlo).

Biden entra nella corsa con qualche risultato legislativo importante al suo attivo, specie nel campo del rilancio dell’economia dopo la pandemia, ma con tassi di approvazione bassi. I sondaggi dicono che una maggioranza degli elettori, e anche una maggioranza dei democratici, non sono favorevoli alla sua ricandidatura e che molti esitano di fronte alla sua età: ha 80 anni compiuti e – se rieletto – alla fine del suo secondo mandato avrà 86 anni compiuti -. Molti americani sono anche preoccupati dalla prospettiva di un nuovo confronto con Trump, che ha 76 anni compiuti: un match geriatrico. Per un rilevamento della Nbc, in scia a sondaggi recenti di Cnn e Ap, solo un elettore su quattro (e solo un democratico su due) vede Biden come prima scelta: l’età è alla base di tanta diffidenza.

Il messaggio del presidente non galvanizza. Ma molti democratici che non lo vogliono candidato non vedono alternativa. E l’establishment del partito, senatori e deputati, gli faranno coalizione intorno.

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Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.