Nei giorni scorsi, Joe Biden è inciampato tre volte mentre saliva la scaletta dell’AirForceOne che doveva portarlo ad Atlanta in Georgia, per commemorare le vittime di una delle sparatorie che insanguinano le cronache dell’America (otto morti in locali per massaggi il 16 marzo; e ce ne sono state altre dieci il 22 marzo in un supermercato di Boulder nel Colorado).

Le immagini televisive hanno mostrato – impietose – un ‘comandante-in-capo’ di 79 anni, il più anziano di tutti i tempi, avvicinarsi con passo non sicuro, un po’ claudicante, alla scaletta, scivolare due volte salendola e infine cadere, nonostante stesse reggendosi al corrimano. S’è quindi rialzato, togliendosi la polvere da un ginocchio, e ha raggiunto la sommità, facendo un saluto militare prima di entrare in cabina.

Una scenetta senza conseguenze che, oltre alla fragilità implicita in una persona anziana, ha evocato la battuta che ‘seppellì’ politicamente un predecessore di Biden, Gerald Ford, l’unico presidente non eletto nella storia degli Stati Uniti, chiamato a succedere da vice al dimissionario Richard Nixon nel 1974, dopo essere stato chiamato, da speaker della Camera, a succedere al vice di Nixon dimissionario Spiros Agnopoulos, alias Agnew, nel 1973.

Ford, che cadde anch’egli sulla scaletta dell’AirforceOne, scendendone a Salisburgo per un Vertice,  “non sapeva scendere la scaletta dell’aereo e mangiare una gomma contemporaneamente” – versione meno volgare dell’etichetta appiccicatagli dal suo rivale Ronald Regan -.

E’ curioso che, il giorno prima d’inciampare sulla scaletta, Biden avesse proprio evocato Ford, senza citarlo. In un’intervista televisiva, aveva avuto questo scambio con George Stephanopoulos  dell’Abc: “Pensa che Putin sia un assassino?”; “Mmm hmm, lo penso”. E aveva aggiunto: “Ritengo, però, che sia possibile camminare e masticare una gomma nello stesso tempo, là dove ci sono interessi reciproci su cui lavorare”, facendo riferimento alla decisione di estendere in gennaio l’accordo New Start con la Russia sugli armamenti nucleari.

La risposta di Putin “Chi lo dice sa di esserlo” era una battuta del repertorio di Forrest Gump e, forse, anche un modo per evitare un’escalation degli epiteti: “Quando eravamo piccoli e bisticciavamo, dicevamo: ‘Chi lo dice sa di esserlo’”. Però Putin, un po’ velenosamente, aveva poi augurato “buona salute” al suo anziano interlocutore statunitense; che – roba da fare gli scongiuri – aveva subito inciampato sulla scaletta.

Voci e dubbi sullo stato di forma del presidente sono inevitabili, quando l’età è così avanzata. Anche Trump, che di anni ne aveva 74 a fine mandato, ci era esposto: a metà giugno 2020, se ne dissero di lui di tutti i colori, quando, in visita all’accademia militare di West Point , apparve tremendamente esitante nello scendere la rampa del podio che gli era stato allestito. Lui si lamentò su Twitter, che allora gli era ancora consentito, di quanto la rampa fosse scivolosa e ripida, ma l’immagine di quei passi cauti e insicuri non gli giovò.

Biden
 

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.