Indovinate qual è il video più rilanciato dall’account Twitter di Donald Trump? Quello che lo ritrae mentre prende a pugni e mette al tappeto su un ring di wrestling un uomo sul cui volto è stato sovrimposto il logo della Cnn. Non è un’illazione: lo ha confermato all’agenzia Ap un portavoce di Twitter. Le immagini, postate sull’account di Trump domenica 2 luglio, nel giro di 72 ore erano state ritwittate 340 mila volte.
E ciò nonostante che l’utente del social network Reddit, che aveva inizialmente rivendicato la ‘creazione’ del video, se ne sia scusato. L’utente HanAssSolo – una deformazione volgare del nome di un personaggio delle Guerre Stellari di George Lucas, Han Solo, interpretato da Harrison Ford – ha pubblicato un lungo post in cui si scusa e si giustifica per quel video e per altri suoi post giudicati razzisti: “Volevo solo fare satira – scrive in sintesi – e non intendevo incitare alla violenza contro la Cnn”.
Ma il successo del video è, in realtà, un indice di quanto risulti popolare, per il popolo dei social, la battaglia di Trump contro i media, accusati di essere divulgatori di ‘fake news’, mentre l’ ‘untore in capo’ è proprio lui. In questa ancora breve estate, il magnate presidente è stato protagonista di ripetuti scontri con i media, uscendone sempre vincitore, per i suoi sostenitori, nonostante avesse nei fatti e nei modi torto marcio.
“Tutte le bugie del presidente”, per cui “la verità è irrilevante”, raccontate dal New York Times, non hanno assolutamente smosso l’opinione pubblica ‘trumpiana’. La sguaiata polemica con una coppia di giornalisti della MsNbc, Joe Scarborough e Mika Brzezinski, accusati lui di essere uno psicopatico e lei una pazza solo perché lo criticano – fin quando lei era una sua fan, andava tutto bene –, gli ha procurato consensi altrettanto sguaiati, anche se Joe e Mika non sono rimasti passivi a subire. E i falsi numeri del settimanale Time, esposti nei suoi golf club e nei suoi hotel, che lo ritraggono in copertina, non hanno fatto scalpore: Trump può permettersi di tutto, perché, non essendo credibile, non ha una credibilità da perdere (e dà voce all’indiscriminata voglia di riscatto, non si sa bene da chi e da che cosa, di tutti i poveri diavoli che lo hanno votato pensando di condividerne così un’oncia del potere e della ricchezza).
Invece, la Cnn, che corregge un errore sul Russiagate e licenzia i tre giornalisti, fra cui un premio Pulitzer, che ne sono stati all’origine, così come altri media di qualità Usa, passano come ‘ballisti seriali’. Solo perché raccontano i fatti non come fanno comodo a Trump, ma come sono. E, per farlo, si documentano, indagano, grattano la crosta dell’apparenza: quel che fanno i giornalisti, quando sono bravi giornalisti.

USA Trump

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.