Capita nell’America di Trump: le sparatorie di massa aumentano; i poliziotti bianchi che uccidono neri inermi vengono assolti; e un complottista che sostiene che la strage dei bambini a Newtown fu tutta una messa in scena trova gli onori della prima serata su una televisione nazionale.
Un mondo alla rovescia, si direbbe, in cui – però – quelli che hanno eletto presidente il magnate sguazzano, trovando ogni giorno conferme ai loro preconcetti in un’informazione urlata e sguaiata, cui le tv si prestano rincorrendo i social. Resistono, sul fronte della verifica delle notizie e dell’affidabilità, la Cnn e i ‘grandi classici’ fra i media tradizionali, come NYT e WP e WSJ e qualche altro. MKa le elezioni hanno già dimostrato che loro non fanno opinione (di massa).
Capita, così, che l’Nbc mandi in onda, nel giorno della Festa del Papà negli Usa, in ‘prime time’, l’intervista a Alex Jones, animatore del sito Infowars e uno dei più celebri complottisti d’America, pubblicamente appoggiato dal presidente Trump. Jones non smentisce, anzi conferma, una delle sue tesi più sconvolgenti: che il massacro di Newtown (Connecticut) sarebbe stata una messa in scena della lobby contro le armi facili.
Il 14 dicembre 2012, alla Sandy Hook Elementary School, 26 persone, tra cui venti bambini, furono trucidati da un teen-ager fuori di testa che poi si uccise, dopo avere crivellato di colpi pure la madre insegnante nella stessa scuola.
Mamme e papà ancora in lutto sono insorti contro Megyn Kelly, la nuova diva della prima serata che la Nbc mesi fa ha strappato alla Fox, offrendole un programma nella fascia d’oro dei palinsesti del week-end. “Disgustati”, la JP Morgan Chase e altri inserzionisti hanno ritirato i loro spot da tutti i programmi del network.
La Kelly, che per il suo esordio il 4 giugno aveva intervistato Vladimir Putin, deve la sua popolarità a uno scontro verbale con Donald Trump, nel primo dibattito in diretta televisiva fra gli aspiranti alla nomination repubblicana – estate 2015 -. Il magnate allora candidato la prese a male (e volgari) parole perché la giudicava ostile: la diatriba andò avanti per giorni, con la Fox a difendere Megyn, dando alla giornalista una visibilità senza precedenti.
Adesso, la Kelly ha spiegato di avere voluto “puntare i riflettori su Jones”, perché “molti non lo conoscono”. Il “re dei complotti” è amico del presidente, che in campagna elettorale si fece intervistare da lui, tributandogli ammirazione e affermando che sarà sempre dalla sua parte. Trump, dopo le elezioni, ha accreditato Infowars alla Casa Bianca.
“Dobbiamo fare luce” su di lui, sostiene la Kelly, senza riuscire però smorzare le polemiche e persino il disgusto di molti spettatori. Jones ha dossier su una valanga di complotti: oltre ad avere sostenuto che i bambini uccisi a Sandy Hook erano attori e che pure la strage di Aurora (Colorado) era una messa in scena, fu tra i primi ad affermare che l’ex presidente Barack Obama non è nato negli Usa.
In precedenza, aveva asserito che le stragi dell’11 Settembre 2001 erano state un “inside job”. E, più di recente, in la campagna elettorale, aveva contribuito al Pizzagate: in una pizzeria di Washington, Hillary Clinton e altri vip democratici avrebbero molestato minori e condotto riti satanici. Era tutta una balla, ma uno squilibrato lo prese sul serio: si recò sul posto “per indagare” sparando all’impazzata.

Usa

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.