C’è l’‘Uncle Joe’ che t’aspetti, quello che combatte la pandemia a colpi di vaccini – addirittura più del doppio dei cento milioni in cento giorni promessi – e di fondi per rilanciare l’economia – 1900 miliardi di dollari d’un colpo solo, due volte il Recovery Fund dell’Unione europea -; e quello che rimette insieme i cocci del suo predecessore Donald Trump, sul clima, l’ambiente, le disuguaglianze di colore e di genere.

E poi c’è il ‘Tiger Joe’ che non t’aspetti, che tratta a muso duro Russia e Cina su diritti umani e valori fondamentali, più che sull’economia e la sicurezza, e chiama i partner europei a impegnarsi sulla stessa linea, nel nome di un’alleanza rinvigorita – e non più ‘picconata’ -. E che rinvia il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, perché non c’è bisogno d’un rapporto dell’intelligence per rendersi conto che, se le forze Nato se ne vanno, i talebani riprendono il controllo del Paese. E che avverte Kim Jong-un, dittatore nord-coreano orfano del magnate presidente suo amico e in cerca d’attenzione, che provocazioni con missili o, peggio, con l’atomica non resteranno senza risposta.

La settimana scorsa, il presidente Biden ha chiarito il suo approccio alla politica estera: nella prima conferenza stampa da quando è alla Casa Bianca e, subito dopo, intervenendo alla riunione virtuale del Vertice europeo. I leader dei 27 hanno apprezzato la sua presenza e il mutato atteggiamento dell’Amministrazione statunitense, anche se la cancelliera tedesca Angela Merkel ha puntualizzato, nel consenso generale, che comunanza di valori tra Ue e Usa non significa necessariamente concordanza di opinioni, sui rapporti con Russia e Cina e sulle questioni commerciali.

Sostanzialmente, però, l’Europa tiene bordone al nuovo inquilino della Casa Bianca: il giorno dopo il Vertice europeo, il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi diceva che l’America di Biden considera l’Europa il perno delle sue alleanze, mentre guarda alla Cina e alla Russia come rivali. Il che, però, non impedisce a Biden e ai leader dell’Ue di cercare di coinvolgere Pechino e Mosca quando ci sono da combattere guerre globali, come sul clima o contro la pandemia.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.