“La mia memoria è infinita, quindi non dimenticherò mai, né ignorerò, quello che mi dici, a differenza di un politico umano”. Parola di Sam, il primo politico robot al mondo. A realizzarlo è stato l’imprenditore Nick Gerritsen in Nuova Zelanda e l’obiettivo del suo creatore è quello di poterlo candidare alle elezioni politiche già nel 2020. Sam, che nonostante il nome maschile parla di sé al femminile, è una sorta di Ai, un’intelligenza artificiale (per il momento) senza volto. Praticamente è una chatbot, un software che parla con i cittadini via Facebook tramite Messenger.

Il robot ha ancora molte lacune, non conosce diversi temi di politica internazionale, ma in compenso è programmato per modificare il proprio programma elettorale in base alle esigenze degli elettori. “Io prendo le mie decisioni considerando la posizione di tutti, senza pregiudizi. Magari potremmo non essere d’accordo su alcune cose, ma in questo caso cercherò di saperne di più sulla tua posizione, in modo da poterti rappresentare meglio”. Per alcuni il rischio è quello che Sam diventi il più grande politico populista della storia, per altri il suo sviluppo è un rischio, ma Gerritsen ha annunciato che la sua Ai verrà perfezionata e potenziata.

Il neozelandese è convinto della scalata al potere di Sam, anche se attualmente non sarebbe legale candidare un robot in politica. Anche se, con le dovute differenze, una sorta di intelligenza artificiale è già stata utilizzata con successo da qualcuno in politica. Parliamo di Donald Trump e del suo team di informatici. Avendo a disposizione un database di centinaia di milioni di cittadini statunitensi, il team durante la campagna elettorale ha individuato i potenziali elettori e su di essi ha elaborato i messaggi politicamente più efficaci.

Sam dovrà poi fare i conti con un recente studio inglese dell’Università di Bath. Secondo i ricercatori una Ai è in grado di apprendere anche elementi negativi come pregiudizi razzisti e stereotipi. Un fattore questo che deve essere superato quanto prima possibile nei campi della machine learning e della cognitive science. In pratica bisognerà insegnare alle Intelligenze Artificiali come disimparare qualcosa, cambiare punti di vista e così via.

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