Derrick de Kerckhove ci segnala questo post:

http://news.denaro.it/alfredo-cafasso-vitale/2011/04/03/not-only-my-idea-dove-sono-finite-le-altre-opinioni/.

L’ingegnere Cafasso Vitale riporta che Eli Pariser, attivista politico democratico, ex direttore esecutivo di moveon.org, l’associazione americana che ha lanciato, al tempo della guerra in Iraq,  la fortunata campagna, Not In My Name, ci ha avvertito, in maniera chiara ed inequivocabile, nel corso del suo intervento alle TED (Technology Entertainment and Design) Conference del mese scorso, di un pericolo crescente in Rete. “L’editing algoritmico invisibile del web”, attraverso i risultati di ricerca personalizzati, gli update dei siti di informazione e blog (news feed) ed altri contenuti customized, minacciano di limitare la possibilità di essere esposti a nuove informazioni, restringendo di conseguenza il nostro sguardo.

Certo nell’era della profilazione dell’utente, della totale tracciabilità di ogni nostra azione attraverso computer o telefonino è evidente che i risultati di ricerche e messaggi pubblicitari siano legati ai gusti che ciascuno di noi rende palesi. Ancor di più con l’avvento dell’era del Cloud Computing la minaccia alla nostra privacy cresce. La domanda “chi controlla il controllore” diventa sempre più pertinente. La paura del nostro direttore scientifico è legata al fatto che ad una stessa ricerca possano corrispondere risultati diversi addirittura legati alla geolocalizzazione.

Dunque un cittadino del sud del mondo potrebbe ricevere risposte diverse rispetto ad un cittadino del nord a parità di domanda.

Googles Updates (vedi Affari e finanza del 4 aprile 2011) permette di perfezionare le ricerche per renderle più vicine alle esigenze del consumatore.

La piattaforma inventata dall’italiano Telemaco Barnabei si chiama YouInWeb e permette  al motore di ricerca di dare risposte selezionando il luogo di partenza della richiesta anche se non esplicitato.