Cara Beata,
sei giovane, vuoi crescere, capire e vedi confusione dappertutto nel mondo. Anch’io vedo pericoli ‘planetari’, rischi da cattiva gestione e inquinamento ecologico (e etico). Ma tu vacci piano, non dar retta ai disfattisti totali. Certo è che la geopolitica della Terra è un intreccio turbolento e disordinato. Ogni superpotenza, o sedicente potenza, fa guerra alle altre. Poi però ci va d’accordo sull’import-export, che siano armi o grano o minerali per chip. Contano i soldi, per vie maestre o per vie nascoste. Il commercio tira. Invece sui diritti umani il sostegno è ambiguo: dipende dalle opportunità del momento. Insomma: dove si vuole, si collabora. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.
Sui rapporti internazionali tra i leader politici ci sono due visioni. Quella di sfida e quella di cooperazione. Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo (tanto per fare esempi) ci sono le sfide tra politici che difendono le loro poltrone e interessi di parte.
Ma la cooperazione civile sul patrimonio comune del pianeta esiste e funziona. C’è quella tra lobbies industriali e finanziarie, poteri forti dell’economia che si spartiscono risorse e ricavi ma non ignorano i rischi globali (vedi il World Economic Forum di Davos), le intelligenze plutocratiche (vedi Club Bilderberg), le fondazioni ‘filantropiche’ (vedi Gates o Soros, Rockefeller, Getty), le Ong assistenziali (vedi Croce Rossa, Emergency, WWF, Medici senza frontiere, Greenpeace …) che vivono sulle sovvenzioni, le organizzazioni internazionali delle categorie professionali e industriali. A proposito del meeting di Davos di quest’anno è da segnalare che 250 super-ricchi imprenditori di 17 Paesi hanno platealmente proposto di farsi tassare di più per promuovere una crescita economica globale sostenibile, dal momento che le disuguaglianze sociali diventano critiche per la stabilità economica ed ecologica dei loro asset. Collaborazione previdente!
A livello governativo il confronto è acceso ma disponibile al dibattito: Unione Europea, Unione Africana, Asean, Brics, Ocse, Opec, G7-G20, Fondo Monetario Internazionale. Poi ci sono le istituzioni statali tipo Commonwealth e quelle religiose, ecumeniche e non del tutto prive di potere temporale. Devo citare anche le grandi cooperazioni-alleanze di ‘difesa’ militare: Nato (Nord Atlantico), Seato (Sud-est asiatico), Csto (Stati post-sovietici), Lega araba.
Le Nazioni Unite, ancorché imbrigliate dai veti sui temi della guerra, hanno Istituti e Agenzie di cooperazione internazionali sul piano sociale e culturale di larghissima partecipazione e importanza. Vorrei citarti UNHRC per i rifugiati, UNHCHR per i diritti umani, UNICEF per l’infanzia, UNESCO per la cultura, FAO per l’agricoltura, ILO per il lavoro, OMS per la sanità, pur nelle grinfie burocratiche dei poteri diplomatici. Comunque sono tavoli importanti di dibattito e di operatività nei quali nasce spesso qualche fecondo seme di coscienza planetaria.
C’è anche la cooperazione scientifica e tecnologica, nonostante gli screzi bellici. Intendo per esempio quella tra Usa e Russia per la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), recentemente confermata fino al 2025, con la partecipazione di esperti di molti Paesi (vedi oggi in orbita il nostro astronauta Walter Villadei). Anche per la sanità alcune collaborazioni internazionali sono intrecciate (vedi i finanziamenti americani e francesi al laboratorio cinese di Wuhan), così come i progetti per la meteorologia e il clima. Uno dei più attivi è il laboratorio dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico composto da 300 delegati scientifici di 120 governi, allo scopo di studiare il riscaldamento globale. Nel suo ultimo Rapporto, IPCC ha dichiarato che i piani statali sono insufficienti; gli eventi meteorologici estremi potranno essere più frequenti e più intensi e causare impatti sempre più pericolosi sulla natura e sulle persone. Con l’Agenda 2030 (www.unric.org/it/agenda-2030/) le Nazioni Unite hanno avviato un concreto percorso ‘salvagente’ su 17 situazioni critiche, concordato formalmente tra 193 Paesi.
Così, anche se continuiamo ad essere preoccupati per il futuro delle nostre famiglie, sappi che molti autorevoli professionisti, teste lucide della nostra civiltà, studiano e lavorano per progetti comuni. Gli studi e le ricerche sono fondamentali per capire le situazioni, valutare i rischi, superare le barriere culturali, promuovere iniziative concrete. Le frontiere della cooperazione scientifica sono in fermento. Nessuno è perfetto, volano anche i falchi, ma anche le colombe e più di una mira al bene terrestre comune. Le visioni condivise e l’intelligenza collettiva fanno crescere la coscienza planetaria. Tienile d’occhio.
Ciao Beata, un caro saluto anche a tua sorella!
Paolo
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it