Ci sono studi che hanno il grande merito di dare valenza scientifica a quello che tutti sanno, o almeno percepiscono, e di confermare l’antica saggezza secondo cui ‘tutto il mondo è paese’ (limitandoci al mondo che s’assomiglia, quello che definiamo ‘sviluppato’ e ‘occidentale, anche se va dall’Australia all’America).

Questa volta, la manna ci viene da una ricerca del Pew Research Center, sintetizzata da NiemanLab e ripresa in Italia, a suo tempo, fra gli altri, da Prima Comunicazione. Lo studio non è più tanto fresca – i dati sono stati raccolti nel 2016 -, ma è ancora valido, perché non c’è stato nel settore, nessun repentino cambiamento negli ultimi mesi.

L’indagine mostra che una delle differenze più evidenti tra giovani e meno giovani in America sta nella modalità e nei mezzi scelti per informarsi. E i risultati sono in sintonia con quanto emerge costantemente in Italia e, più in generale, in Europa, in analoghi esercizi.

Il 54% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni dichiara di preferire cercare notizie sul web. Una percentuale che si abbassa al crescere dell’età anagrafica, passando al 38% tra i 30-49enni e scendendo al 15% nella fascia dei 50-64enni.

Guardando all’uso del mobile, il solco diventa ancora più marcato. Mentre il 70% degli under 30 dichiara di informarsi solo usando dispositivi mobile, la quota si riduce al 53% per chi è tra i 30 ed i 49 anni e si restringe ulteriormente, fino al 29%, tra gli adulti di età compresa tra i 50 e i 64 anni – tutte percentuali estremamente elevate, al limite del credibile -.

Il gap generazionale rappresenta per le tv una brutta (ma certo non inattesa) notizia. Il rapporto indica, del resto, che i network televisivi hanno ben presente numeri e andamento delle loro audience, con gli spettatori giovani che vanno sempre più riducendosi. Se il 72% delle persone tra i 50 e i 64 anni, e addirittura l’85% degli over 65, si informa attraverso la tv, solo il 29% degli under 30 lo fa.

Indipendentemente dall’età, però, la tv risulta essere il mezzo più scelto da chi si informa guardando video news, con una fetta pari all’80%. In questo caso il ruolo del web è marginale: chi lo utilizza per informarsi preferisce leggere piuttosto che guardare. Un dato anche questo sorprendente.

Passando ai giornali, scende ancora, rispetto a tre anni fa, la quota di chi la sceglie la carta stampata: sono il 26% di quanti s’informano leggendo.

In generale il giudizio che le persone hanno dei media, negli Usa, non è particolarmente positivo: solo il 20% degli americani esprime fiducia nei loro confronti – c’è un’aria dei tempi, e di Trump, nella valutazione –. La percezione negativa è più marcata tra chi si informa principalmente online: solo il 67% degli utenti web guarda con occhio positivo ai media, contro l’81% di chi utilizza tv o giornali.

Web Tv

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.