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di  VALERIO DAMIANO –

Web To Society, la conferenza che ha avuto luogo il 14 maggio presso l’università Lumsa di Roma, ha saputo rappresentare quella voglia di cambiamento e innovazione che spinge la maggior parte dei giovani italiani (e non) a cercare nel mondo della Rete uno strumento utile per innovare. I temi trattati sono stati il punto di forza dell’evento proprio a sottolineare come l’importanza del contenuto sia spesso il mezzo per arrivare a più persone.

Emanuele Toscano ha saputo trattare con estrema accuratezza il ruolo dei social media durante alcuni dei maggiori eventi degli ultimi anni. I casi più noti sono sicuramente la primavera araba e la rivolta giovanile di #OccupyWallStreet. L’importanza di Twitter secondo Toscano è stata essenziale ai movimenti proprio per il suo essere strumento di ribellione nei confronti del sistema. Esempi di questo sono sicuramente l’utilizzo di Youtube per organizzare gli incontri e il famoso caso dello “Speak to tweet”, mezzo attraverso cui i ribelli egiziani furono capaci di tweettare dopo la chiusura della rete nazionale da parte del regime. In pratica si sviava il problema della mancanza di internet attraverso dei messaggi lasciati in segreteria che venivano poi copiati in un tweet e inviati.

Di estrema attualità è stato Fabio Lalli dimostrando come i network siano sempre esistiti; le ferrovie, le autostrade e la tv sono solo alcuni esempi di questa capacità dell’uomo di saper collegarsi con gli altri. Di ovvi importanza è il mondo digitale che Lalli tende a non demonizzare proprio perché “non c’è relazione online che non abbia vita nell’offline”.

Simone Favarin ha focalizzato invece l’attenzione sulla progettazione visuale dando importanza anche alla psicologia che sta dietro alle scelte che ognuno di ognuno di noi fa ogni giorno. Per farlo ha utilizzato l’esempio delle startups e di internet per mostrare come unire il pensiero serva a semplificare i processi, una visione in contrasto con una logica geriarcale che frammenta le decisioni.

Di cultura  e tecnologia parla Maria Pia Rossignaud, direttrice di Media Duemila,  elementi che impregnano il nostro modo di vivere. Alla cultura interdiscliplinare è dedicato il 30° anno di vita della rivista. Media Deumila è nata nel 1983 e narra la storia dell’evoluzione del nostro Paese. Nel prossio numero cartaceo Media Duemila riporta un saggio di Roberto Saracco direttore dell’Eit ICT Lab di Trento dedicato alle reti del futuro: 2030,  lo smartphone scompare, la rete è cervello-cervello: “Stiamo andando verso un universo sempre più connesso – racconta Maria Pia Rossignaud –  la mente e l’oggetto diventeranno una cosa sola. Noi italiani siamo la culla dell’umanesimo, unendo scienza e arte arriveremo ad un nuovo risorgimento. Responsabilizzare i giovani affinché indirizzino i governi ad attuare un’agenda digitale che sappia ripensare le regole della società secondo nuove esigenze è determinate per risorgere”.

Derrick de Kerckhove usa il termine “Persona Digitale” per indicare l’insieme di dati che appartengono ad una persona fisica. Nello speech de Kerckhove mostra come sia facile ormai per qualsiasi persona essere rintracciata e analizzata attraverso la rete. Il professore si sofferma anche sul significato di ciò che scriviamo sui social networks citando le teorie di Freud per affermare che “la persona digitale è il prodotto dell’inconscio digitale”. Qual è quindi il ruolo della scuola dell’università in tutto questo? Secondo de Kerckhove la scuola deve assistere i bambini nel mondo moderno: gestire i loro profili online, insegnare a evitare i pericoli, donare le competenze tecniche e mostrare loro come comportarsi sul Web.

Molto interessante l’idea di Riccardo Esposito secondo la quale sarebbe utile per tutti i blogger utilizzare il contributo dei lettori per renderli parte del processo creativo e creare così una sorta di fidelizzazione che li porti ad affezionarsi al “prodotto” e a continuare a seguirlo nel suo divenire. Un esempio di questo è sicuramente il progetto “Open Blog”, una sorta di “work in progress” in cui i lettori hanno un ruolo attivo nella scrittura del post attraverso commenti in tempo reale.

Si è parlato anche di politica. Natàlia Garcia Carbajo ha mostrato infatti la rappresentazione dell’opinione publica nell’era digitale citando il caso di “Sucate” per mostrare come la maggiore visibilità dei politici su Twitter sia un’arma a doppio taglio. Molti infatti i comportamenti negativi che alcune autorità politiche hanno sul Web a dimostrazione del fatto che sia sempre più necessario un codice di comportamento sul web.

Piero Polidoro infine ha proposto un confronto tra i siti ufficiali e turistici del comune di Roma e quello di Barcellona, canali essenziali per mostrare la città all’estero e ai cittadini. La differenza del linguaggio, dei contenuti e delle strategie dei siti spagnoli mostrano una Barcellona aperta e dinamica a differenza di quelli nostrani che danno l’idea di un turismo un po’ troppo tradizionale e forse non consono al momento storico che stiamo vivendo.

Valerio Damiano
media2000@tin.it
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