Una capacità di “hacking” praticamente illimitata, un esercito parallelo e segreto capace di spiare chiunque e ovunque. L’ultima rivelazione di WikiLeaks sulla Central Intelligence Agency statunitense ha sconvolto il mondo intero. Ed ha gettato le basi per nuove frontiere della comunicazione, del giornalismo e della tutela delle fonti.

Il nome in codice che nel “press release” lo staff di WikiLeaks attribuisce ai documenti della Cia è “Vault 7”, mentre una prima parte dei progetti della potente agenzia americana è “Year Zero”. Di documenti l’organizzazione fondata da Julian Assange nel 2006 ne ha rilasciati ben 8.761. Si tratta di un archivio riguardante un vero e proprio “arsenale hacking” composto da malware (WikiLeaks usa la forma “weaponized malware”, software cattivi e armati), virus, trojan, centinaia di milioni di righe di codici capaci di infiltrarsi dappertutto.

La Cia potrebbe aver spiato milioni di persone attraverso computer, smartphone, navigatori, sistemi gps e addirittura smart tv. Uno scandalo globale che intimorisce per capacità di penetrazione e potenza informatica: i cittadini sarebbero stati attaccati da un esercito invisibile e dal quale difficilmente si possono difendere.

“C’è un rischio di proliferazione estrema nello sviluppo di armi informatiche. – ha dichiarato il caporedattore di WikiLeaks Julian Assange – Dalla proliferazione incontrollata di tali armi scaturisce l’incapacità di contenerle a causa del loro alto valore di mercato nel commercio mondiale di armi. Anno Zero va ben oltre la guerra cibernetica. L’informativa è eccezionale”.

WikiLeaks non ha diffuso le armi vere e proprie ma “solamente” le prove della loro esistenza e del loro utilizzo “sconsiderato”. L’archivio è cominciato a circolare tra ex hacker in forza al governo Usa e tra imprenditori: tra di loro c’è la fonte che ha affidato a WikiLeaks l’impressionante mole di prove contro la Cia.

È così partita negli Stati Uniti la caccia alla talpa, ovvero alla fonte che ha permesso all’organizzazione di Assange di pubblicare l’ennesimo scoop a livello mondiale. WikiLeaks è nato proprio per tutelare le fonti e proteggere l’anonimato degli informatori (“whistleblowers”, gole profonde) una volta verificata l’autenticità del materiale prima della pubblicazione.

WikiLeaks (leak, ovvero perdita o fuga di notizie) non ha una sede ufficiale, il suo stesso staff è in buona parte anonimo e i suoi documenti sono protetti da un potente sistema di cifratura. Nonostante ciò il giorno stesso della pubblicazione il sito web è stato attaccato: minaccia respinta. Migliaia di documenti, di stringhe, di codici e di progetti sono ancora lì, a portata di clic, pronti per essere consultati da chiunque.

WikiLeaks Cia

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Francesco Ferrigno
Giornalista, esperto di comunicazione, copywriter. Laureato in Scienze della Comunicazione e successivamente specializzato in digital journalism e content marketing. Collabora con diversi quotidiani, portali web e agenzie di comunicazione, tra cui Media 2000, Antimafia 2000, iGv Network, Il Mattino.