È una messinese doc Emanuela Zaccone, che, co-fondatrice di TOK.tv, social network sportivo di successo, ha sfondato in Silicon Valley.
La incontriamo a Trento, lo scorso 15 dicembre, nel corso dell’Italian Innovation Day organizzato da EIT Digital, occasione preziosa per fare il punto sull’universo delle start up, in particolare nel settore digitale.
La sua storia personale è molto interessante e può definirsi paradigmatica rispetto alla rivoluzione copernicana dell’industria 4.0 che muterà dal profondo il panorama imprenditoriale mondiale e, naturalmente, italiano.
“Fino ai ventuno anni ho vissuto Messina, dove risiedono ancora i miei genitori. Ho studiato nella mia città, sino a conseguire la laurea triennale in comunicazione, per approdare a Bologna, dove ho frequentato il biennio al Dams.
Mi attraeva fortemente la semiotica e lì insegnava il mio mito, Umberto Eco. Passo ulteriore, nel 2007, è stato il Dottorato di ricerca, senza borsa di studio, giacché il tema della mia ricerca era il social media marketing e chi doveva giudicare se assegnarmela sentenziò: “Questa roba non sfonderà mai.”
Ciononostante, tirai dritta e cominciai anche a lavorare con consulenze per Eridania e varie associazioni locali, sempre su quest’argomento di frontiera. Intanto, iniziai anche ad avere il co-tutoraggio per la tesi di Dottorato da Scienze Aziendali, sempre presso l’Alma Mater di Bologna.”
Emanuela dev’essere una persona molto determinata, che, convinta delle proprie ragioni, non si abbatte di fronte agli ostacoli. La sua vita è stato un susseguirsi di bivi, quasi come un test psicologico: lei ha scelto e la sua esistenza ha preso un indirizzo di grande soddisfazione.
– Dopo la borsa rifiutata, cos’è accaduto per condurla a fondare TOK.tv?
“Due cose in particolare. Ho vinto una borsa di studio, stavolta a Nottingham, dove mi sono trovata ad operare in un ambiente molto avanzato e sensibile all’innovazione.
Diversamente da quanto sostenevano a Bologna, i temi del social media marketing erano dibattuti e godevano di un ampio orizzonte di ricerca.
Tornata da lì, portai in Telecom il progetto del dottorato di ricerca che fu non solo preso in considerazione, ma mi consentì di vincere il Working Capital Telecom nel 2010.
L’Azienda di telecomunicazioni mi propose di trasferirmi a Roma, cosa che accettai senza esitazioni, andando a lavorare nella loro Reputation Monitoring Room.
Lì mi occupavo di analizzare tutto ciò che si diceva sui social media sia riguardo alla Telecom, sia riguardo ai suoi competitors. Poi, quattro mesi dopo, nel 2011, mi arrivò una e-mail destinata a cambiare la mia vita, sin dalla dicitura del suo oggetto.”
– Ovvero?
“Un oggetto molto incuriosente: “Silicon Valley?”. Veniva da Fabrizio Capobianco, fondatore di Funambol, azienda californiana di successo nel campo del software, che ha sempre coltivato la filosofia di bi-locare la propria iniziativa fra Usa e Italia.
Nella e-mail, Capobianco mi diceva che aveva letto la mia tesi di dottorato, che avevo messo online, e di averla trovata interessante. Concludeva con un ‘intrigante’: “Quando passi di qui?”.
La tecnologia semplificava la risposta, bastava Skype ad annullare le distanze. E da quelle prime call su Skype nacque l’idea di TOK.tv.
– Un’idea che maturò in fretta?
“I tempi, nell’era del digitale, sono sempre molto velocizzati. Intanto nel 2012 era scaduto il mio contratto in Telecom e mi trovavo di fronte alla fatidica domanda: “Che fare?”.
Certo, potevo continuare nel solco delle consulenze in social media marketing o dedicarmi ad una piccola start up che ho successivamente ceduto. Ed è quello che ho fatto fino alla fine del 2015.
Ma l’idea che era nata con Fabrizio, ovvero quella di ricreare il cosiddetto ‘divano di casa’ per condividere le partite della squadra del cuore con amici o ‘correligionari’ di fede sportiva, e che intanto aveva ormai raggiunto livelli significativi restava per me la più interessante. Così ho deciso di dedicarmi esclusivamente a quello.
Anche agli inizi del 2016 una grandissima azienda mi ha proposto l’assunzione, ma, il lavoro in TOK.tv non solo è più stimolante ma , grazie al fatto che ciascuno di noi può lavorare da remoto, mi consente di stare vicino a mia figlia e a mio marito, che fa il programmatore e che ho incontrato come mio coinquilino ai tempi dell’Università di Bologna, e che a sua volta lavora da remoto. Anche questo bivio l’ho imboccato convinta di fare la cosa giusta e l’exploit di TOK.tv mi sta dando ragione.”
– Quali sono le app associate e quali i finanziatori?
“Una cordata di investitori italiani (incluso Angelo Moratti), statunitensi e cinesi ha puntato su di noi 5 milioni di dollari nell’ultimo round di serie A. Attualmente abbiamo 15 milioni di utenti e partner del calibro di Juventus, Real Madrid, Barcellona, Serie A Tim, Tottenham e GuoAn Beijing, una delle più importanti società calcistiche cinesi. TOK.tv si integra nelle app ufficiali delle singole squadre e delle leghe, trasformandole di fatto in social network.”
– Insomma, sono dei salotti virtuali?
“Perfettamente. I nostri utenti possono dialogare fra loro, inviare cori da stadio personalizzati per ciascuna squadra, avviare una chat di gruppo o singola o scattare dei social selfie, che avvicinano nella stessa foto persone fisicamente lontanissime fra loro, come se sedessero vicine allo stadio.
L’esperienza è molto positiva l’obiettivo è aprirci non solo ad altri sport ma all’intera esperienza televisiva.
È stata, ad esempio, assai promettente una sperimentazione durante la notte degli Oscar di qualche anno fa. Si pensi alle manifestazioni di forte impatto mediatico, come il Festival di Sanremo.
La nostra è un’azienda ‘liquida’, come al definisce Fabrizio: abbiamo il quartier generale in a San Francisco, ma ciascuno lavora da casa. Ci riuniamo periodicamente poi ogni trimestre, perché è anche molto importante l’empatia personale nel confronto e nella costruzione di idee innovative.”
Per non farsi mancare niente, Emanuela Zaccone ha scritto anche due libri per ‘socializzare’ le proprie esperienze ed essere di ispirazione a chi si occupa di social media marketing. Sono il recentissimo: “Digital Entrepreneur. Principi, pratiche e competenze per la propria startup”, edito da Franco Angeli, e “Social Media Monitoring: dalle conversazioni alla strategia”, (Dario Flaccovio editore), uscito nel 2015.

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