11 gennaio 2023
Cara nipotina Sofia,
sei ‘piccola’ ma già capisci tante cose e so che ti chiedi se devi proprio fare la rivoluzione o no. Non c’è dubbio che sul nostro pianeta Terra, che ormai hai studiato, chi abbia un minimo di risorse, oltre che studiare a scuola, può accedere a informazioni globali e locali sulla vita corrente sulla storia, sulle previsioni del futuro. Puoi sapere quel che è successo ieri o mille anni fa, i programmi scolastici o televisivi del domani.
C’è sempre un incognita di chi ti racconta bugie, delle notizie manipolate, delle fake news organizzate da poteri forti (fatti aiutare da mamma e papà a capire) ma in linea di massima è quasi tutto disponibile e trasparente, grazie alla dedizione di insegnanti, giornalisti, reporter, social informers.
Informazione vuol dire conoscenza e cultura. Sai che chi vive a Madrid sa quel che succede a Milano, così come chi vive in Australia con un semplice smartphone può sapere che cosa succede in Canada o in Congo. E con i progressi della digitalizzazione anche le lingue più complicate col tuo computer sono traducibili in tempo reale.
Tuttavia ‘sapere’ non vuol dire condividere comportamenti e idee. Ognuno per sé si è fatto e difende le sue ragioni, ma dovrebbe capire che la vita sociale è indispensabile e più importante del comportamento individuale. Vale per ogni famiglia e per ogni comunità, scolastica, sportiva e sociale. Le relazioni e anche i tentativi di accordo (da noi grandi si chiamano compromessi) sono più importanti dell’autoreferenzialità (vuol dire: superbia) e dell’indipendenza (spesso vuol dire: arroganza). Insomma, ci sono cause comuni da condividere. Per esempio: i diritti e i doveri contro le prepotenze e le disuguaglianze, il rispetto dell’ambiente. Sono certo che a casa e anche a scuola ti insegnano molto bene queste cose.
Sono intenti e azioni non facile da condividere, nel modo e nel merito, ma sono fondamentali per avviare quella coscienza planetaria della civiltà umana che è lo scopo della sviluppo dell’intelligenza. In parole semplici vuol dire che non sei sola come persona, ma che fai parte di una comunità mondiale. Questo è il percorso che vorremmo e che noi anziani affidiamo alle nuove generazioni, ovvero a te e ai tuoi compagni di età.
Non sarà né lineare né comodo. Anzi, sarà a zig zag, più difficile che fare una semplice rivoluzione.
Diventando grande, allargherai la tua personalità e la tua conoscenza dalla famiglia agli amici, alla società del tuo Paese e poi di tutti i Paesi. Capirai che cosa è una coscienza collettiva.
Vai piccola, che sei già grande!
zio Paolo
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it